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Baby bullo: «No a processi di piazza»

Baby bullo: «No a processi di piazza»

Don Marco chiama in causa le agenzie formative. L’assessore rilancia un progetto di recupero

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CECINA

I commenti sono sempre lì, inchiodati sulla bacheca. Sul diario elettronico del sedicenne che giovedì ha pestato un coetaneo al luna park rompendogli la milza. Ma anche sui profili di tanti coetanei. La bacheca Facebook del baby-bullo è piena di attacchi; molti sono "forti", forse censurabili, nonostante la gravità dell'episodio.

«Si sta rispondendo a violenza con violenza - dice Giulia Biagetti, responsabile della Federazione studenti - con slogan squadristi e razzisti. Perché rispondere aggredendo con calci e botte anche se virtuali? Quel ragazzo violento non è ucraino. È un ragazzo. Un ragazzo il cui comportamento non è da giustificare. È giusto essere indignati, ma se fosse italiano non sarebbe la stessa cosa?».

Denuncia "un razzismo latente" Lucia Pellegrini, insegnante di scuola superiore. «I ragazzi sono arrabbiati - dice - ma non si può accondiscendere un atteggiamento razzista. Purtroppo anche a Cecina, che qualche anno fa era un'isola felice, ci sono delle situazioni di disagio. Tra italiani e non. Che questo ragazzo abbia dei problemi è evidente. E purtroppo dobbiamo constatare che la scuola non sempre riesce a dare una risposta. »

Condanna al gesto - e alle reazioni dei ragazzi - anche dalla Chiesa. «I fatti degli ultimi giorni - dice don Marco Fabbri - meritano di essere affrontati con calma e ponderazione, evitando i due estremi di buonismo e della risposta violenta. È stata sempre una facile scorciatoia quella di trovare un capro espiatorio, troppo facilmente individuabile in chi è stato vittima prima di diventare aggressore». Don Marco condanna «i processi di popolo o di piazza che spesso finiscono per tradursi in ulteriore violenza», e invita le agenzie educative a "fare rete" per risolvere le emergenze.

Commenta l'episodio anche Lia Burgalassi, assessore al sociale. «Il pestaggio del luna park - dice - è una sconfitta per tutti, perché il ragazzo è recidivo. Avevamo tentato un percorso di recupero dopo il colpo alla tredicenne. Ci riproveremo. Serve un progetto d'inserimento ma fa male vedere come la violenza a volte generi altra violenza».

Infine ci sono i giostrai, che intervengono sull’ultimo episodio. Difendono il loro luogo di lavoro. «Il luna park non è un richiamo per la delinquenza - dice Fioravante Lazzari, vicepresidente Cna dei giostrai - ma un luogo dove ci si diverte e arrivano tante famiglie. È un posto sicuro. La maggior parte delle volte siamo noi, appena notiamo situazioni "strane", ad allertare le forze dell'ordine. Ne abbiamo tutto l'interesse».

Rino Bucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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