Sicurezza
«Siamo accorsi subito ma erano già a fondo»
La drammatica testimonianza del soccorritore Biagio Barraco Il peschereccio giù a 70 metri nella zona della Secche di Vada
VADA
E' stata una questione di attimi. Nel giro di una manciata di minuti il Santa Lucia II, un peschereccio della cooperativa livornese Azimut, si è riversato su un fianco, si è capovolto ed è sprofondato a settanta metri, giù in fondo al mare. È accaduto ieri mattina, intorno alle 10,15 poco al largo dalle secche di Vada.
Nell'incidente ha perso la vita Silverio Curcio (64 anni), un pescatore originario di Ponza ma residente da anni a Livorno. A bordo dell'imbarcazione erano in tre, oltre a Silverio Curcio, c'erano il figlio Davide (36 anni), ancora disperso, e Roberto Cadeo (37 anni) marinaio di origini sarde. Al momento è l'unico sopravvissuto alla tragedia.
Pochi minuti. Secondo le prime ricostruzioni il Santa Lucia II sarebbe affondato a seguito di una manovra errata del comandante. Un cambio brusco di direzione, nel tentativo di liberare le reti incagliate agli scogli. A far luce sulla dinamica dell'accaduto dovrà essere la magistratura.
Le indagini sono state affidate al sostituto procuratore Giuseppe Rizzo. Ciò che è certo è che l'incidente è avvenuto nel giro di pochi minuti, tanto che l'equipaggio non è riuscito a lanciare l'allarme. Dell'accaduto si sono accorti gli uomini dell' "Er Più", un peschereccio che navigava a una manciata di miglia di distanza dal Santa Lucia II.
Sono stati loro a dare l'allarme e trarre in salvo Roberto Cadeo. Il marinaio sardo è stato trovato in acqua, con una mano abbracciava il parabordo dell'imbarcazione con l'altra teneva il corpo senza vita di Silverio Curcio. "Abbiamo visto il peschereccio intorno alle 9.30 - racconta Biagio Barraco, uno dei soccorritori dell' "Er Più" - era rovesciato con la prua verso l'alto e si trovava ad un miglio di distanza da noi. Abbiamo recuperato le reti nel giro di cinque minuti e ci siamo mossi a tutta velocità verso il Santa Lucia. Quando siamo arrivati, purtroppo, era già affondato".
I soccorsi. La Capitaneria di porto di Livorno ha coordinato la macchina dei soccorsi. Nello specchio di mare sono intervenuti due elicotteri e cinque motovedette, oltre ai mezzi dei vigili del fuoco. Gli uomini del distaccamento di Vada hanno coordinato l'intervento a terra. Ma a niente sono servite le due ambulanze della Pubblica assistenza di Rosignano di cui una medicalizzata. Gli operatori sanitari si sono ritrovati davanti a un corpo senza vita (quello di Silverio Curcio) e ad uno in buone condizioni (quello di Roberto Cadeo).
Continuano le ricerche. Resta disperso Davide Curcio. La Capitaneria di porto di Livorno ha proseguito con le ricerche durate tutta la notte.
E' stato anche individuato il punto di fondale (a 70 metri) in cui si è inabissato il Santa Lucia II. C'è il forte sospetto che il corpo di Davide sia là sotto, proprio dentro la cabina di pilotaggio. Si ritiene comunque possibile imbastire un’operazione di recupero per la quale sono specializzati i sommozzatori del Corpo dei vigili del fuoco.
Intanto la cooperativa Azimut di Livorno è stata allertata per l’eventuale affidamento delle ricerche ad una ditta specializzata.
La salma. La salma di Silverio Curcio è stata trasportata all'obitorio del cimitero di Rosignano nel pomeriggio di ieri. L'esame esterno del corpo è stato effettuato dal medico legale David Forni.
La causa del decesso è "asfissia da annegamento". I familiari attendono il nullaosta dal magistrato per riportare il corpo a Livorno. Il via libera è atteso già nella mattinata di oggi.
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