Il Tirreno

Fusti in mare, parlano tutti tranne la Grimaldi

Alessandro De Gregorio
Fusti in mare, parlano tutti tranne la Grimaldi

La Regione si mobilita, Rossi chiama il Governo ma il piano di recupero non parte

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CECINA. Il Venezia ieri era in porto a Livorno. E' ripartito per Catania, mentre scriviamo la rotta indica un punto sulla cartina al largo di Capri. Quello che il 17 dicembre ha rischiato di rovesciarsi al largo di Gorgona (dove ha perso due semirimorchi con 198 bidoni di cobalto e molibdeno) è il cargo più famoso del momento. O il più famigerato, considerando lo tsunami di polemiche che lo ha investito dopo quel mare forza 10 che lo fece rollare di 37 gradi.

Ieri si è mossa la Regione. Il presidente Enrico Rossi ha alzato la voce, definendo «nazionale» la questione dei bidoni e chiedendo l'intervento del governo. Ha parlato lui, hanno parlato gli assessori regionali, il sindaco di Livorno e il presidente della Provincia, capigruppo e consiglieri. In questi giorni avevano parlato il comandante Pietro Colotto (indagato dalla procura livornese), l'ammiraglio Ilarione Dell'Anna (che aveva fatto inviare la segnalazione solo undici giorni dopo ad alcuni Comuni), gli esperti dell'Arpat, il portavoce della raffineria Isab di Priolo (Siracusa) che quei catalizzatori li aveva rispediti in Lussemburgo per farli ricaricare; e poi ambientalisti, politici, operatori portuali, chimici, tossicologi.

A un certo punto aveva parlato anche la Grimaldi, tardi e poco, assicurando però di aver predisposto un piano operativo per la ricerca e il recupero dei fusti e annunciando l'illustrazione dei dettagli «entro l'inizio della prossima settimana». Cioè quella corrente. Siamo a mercoledì e l'unica a mancare all'appello è ancora la società napoletana. Attendiamo fiduciosi.  Ieri a Firenze il presidente Rossi ha detto che «l'individuazione e il recupero dei bidoni devono diventare una questione di carattere nazionale e non bisogna perdere altro tempo. Serve una commissione tecnico-politica che possa usare tutti i mezzi necessari. Non vorremo che rimpalli di responsabilità o lentezze nel finanziamento bloccassero l'operazione».

Rossi ha spiegato di averne parlato lunedì con il ministro all'ambiente Corrado Clini «che si è dimostrato sensibile, lo inviteremo a venire al più presto in Toscana e quella potrebbe essere l'occasione per insediare la commissione nazionale. Il governo deve esercitare pienamente la sua podestà, metterci la faccia, per il potenziale danno all'ambiente e alla salute a cui ci troviamo di fronte. Se c'è bisogno di far intervenire l'esercito o i satelliti lo si faccia ma noi come Regione non possiamo farlo».  Della commissione farà parte anche la Regione, che fungerà anche da raccordo tra gli operatori e i cittadini. Sempre Rossi ha annunciato forme di monitoraggio continuo sull'ambiente, controlli aggiuntivi sugli alimenti, analisi delle acque e del pescato.  

Ricordiamo che da una stima la quantità di catalizzatori caduti in mare si aggira sulle 34 tonnellate e anche l'assessore Bramerini ha confermato che i possibili rischi sanitari sono l'autocombustione per esposizione all'aria del materiale asciutto qualora arrivasse sugli arenili, gli effetti sul pesce e la contaminazione della catena alimentare. «Il rischio contaminazione della catena alimentare appare remoto - si è poi corretta - ma impossibile da escludere».

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