Il Tirreno

«Non sono una macchina da guerra»

Parla il muratore accusato di aver picchiato barista e carabinieri

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 CECINA. «Non sono Rambo». Stefano Garau, il muratore sardo accusato di aver movimentato, diciamo così, il venerdì sera a Marina, non ci sta.  Dopo due giorni di camera di sicurezza a Livorno ora è agli arresti domiciliari a Rosignano. Deve rispondere di una serie di reati che vanno dalle lesioni alla resistenza a pubblico ufficiale. Nello specifico, lo si accusa di aver picchiato un barista, i volontari del 118, gli infermieri del pronto soccorso e i carabinieri.  Lui non ci sta e racconta la sua versione di quella serata cominciata al Take away.  «Baristi e buttafuori non hanno il diritto di farsi giustizia da soli - premette Garau - e in questa storia quello picchiato sono io. Mi sono limitato a difendermi anche perché dal '92 al '95 ho prestato servizio al 9º battaglione paracadutisti di Livorno servendo il mio Paese anche in missione in Somalia. So cos'è il rispetto della divisa. Ma non sono una macchina da guerra come mi hanno descritto. E non vado, da solo, a cercarmi guai nei locali. Forse lì non ero ben accetto perché in passato ci ha lavorato mia moglie che se ne è andata senza lasciarsi in ottimi rapporti».  «Quel giorno - prosegue Garau - dopo aver fatto un po' di spesa mi sono trattenuto a casa di un amico, a Cecina. Dopo cena ho preso il furgoncino e mi sono fermato nel locale in questione cinque minuti. Saranno state le 22,30. Ho ordinato una grappa. Mi hanno preso di peso e scaraventato fuori a calci e pugni. Erano in 4 o 5. Volevo chiamarli io i carabinieri, ma il mio telefonino era nel locale, dove è rimasto. Sono stato caricato di forza su un'ambulanza, trasportato come un pazzo, con un gomito sul collo per farmi stare fermo. Al pronto soccorso sono scesi e mi hanno lasciato in ambulanza. Non sono fuggito, sono uscito e sono andato sulla strada per chiedere un passaggio. Ho fermato una macchina, a bordo c'era una coppia che ha chiamato i carabinieri e anche gli assistenti del 118. A quel punto sì, avrei voluto picchiare quell'assistente visto che così non si trasportano neanche gli animali. I carabinieri mi hanno buttato a terra e ammanettato. Mi sono visto cascare il mondo addosso e ho detto loro di tutto. Ho sbagliato, sì, ma nessuno ha chiesto la mia versione. Per tutti ero ubriaco. Però non mi hanno fatto l'alcoltest né medicato. In compenso si sono fatti refertare tutti. Sembra che abbiano arrestato un terrorista, anzi la più crudele macchina da guerra visto che da solo, per giunta ubriaco, avrei picchiato mezza Cecina». A.d.G.

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