Sicurezza
Nave dei veleni, 200 al corteoper chiedere la verità
La manifestazione chiede di fare piena luce sui fusti tossici che sono finiti in mare da una nave delle Grimaldi Lines. "Non vogliamo che questa diventi un'altra Moby Prince", hanno detto i manifestanti
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'Il mare non e' una discarica". Guidati da questo slogan almeno 200 persone hanno partecipato oggi a Livorno alla manifestazione per 'sapere la verita sull'incidente della nave che il 17 dicembre scorso ha perso circa 200 fusti di sostanze pericolose in mare, a 23 miglia dalla città toscana, a nord dell'isola di Gorgona. Alla protesta, organizzata al porto mediceo, hanno aderito decine di partiti, comitati e associazioni anche non toscani.
«Siamo qui per chiedere informazioni alle autorità - spiega Alessandro Giannì, direttore campagne di Greenpeace Italia - L'impressione è che neanche le autorità sappiano cos'è successo ed è la cosa veramente grave». «Non vogliamo che diventi un'altra Moby Prince» giurano i manifestanti. Tra gli intervenuti anche alcuni esponenti delle forze di maggioranza in Comune (Idv, Sel, Pd e tra questi l'assessore comunale all'ambiente Mauro Grassi), ma quando uno di loro - il consigliere Arianna Terreni - ha preso la parola alcuni manifestanti hanno protestato. «Anche noi - ha risposto la Terreni - vogliamo che questa storia non finisca sotto silenzio e porteremo la protesta all'interno delle istituzioni. Più voci siamo, più risposte avremo». Il proposito di coloro che hanno partecipato al presidio è di organizzare per fine febbraio un convegno internazionale «di tutti i popoli che si affacciano sul mar Mediterraneo per controllare e vigilare sugli organismi istituzionali che dovrebbero tutelare l'ambiente». «Non è possibile - conclude Giannì - che in un'area che si ritiene protetta come il santuario dei cetacei, un accordo internazionale che è stato ratificato dall'Italia più di 10 anni fa, ci si trovi a questo punto. Greenpeace ha denunciato lo stato vergognoso del Santuario dei Cetacei, abbiamo dimostrato la contaminazione delle sogliole del Santuario, di varie zone dei fondali del Santuario e abbiamo ottenuto dalle Regioni (Toscana e Liguria) la convocazione di un tavolo tecnico per avviare finalmente una gestione seria. I problemi del santuario sono noti e sicuramente i trasporti sono una parte. Il Santuario è un'area antropizzata, ma si può cominciare ad avviare pratiche di gestione, partendo da un registro elettronico dei rifiuti imbarcati per controllare cosa parte e cosa arriva».
«Siamo qui per chiedere informazioni alle autorità - spiega Alessandro Giannì, direttore campagne di Greenpeace Italia - L'impressione è che neanche le autorità sappiano cos'è successo ed è la cosa veramente grave». «Non vogliamo che diventi un'altra Moby Prince» giurano i manifestanti. Tra gli intervenuti anche alcuni esponenti delle forze di maggioranza in Comune (Idv, Sel, Pd e tra questi l'assessore comunale all'ambiente Mauro Grassi), ma quando uno di loro - il consigliere Arianna Terreni - ha preso la parola alcuni manifestanti hanno protestato. «Anche noi - ha risposto la Terreni - vogliamo che questa storia non finisca sotto silenzio e porteremo la protesta all'interno delle istituzioni. Più voci siamo, più risposte avremo». Il proposito di coloro che hanno partecipato al presidio è di organizzare per fine febbraio un convegno internazionale «di tutti i popoli che si affacciano sul mar Mediterraneo per controllare e vigilare sugli organismi istituzionali che dovrebbero tutelare l'ambiente». «Non è possibile - conclude Giannì - che in un'area che si ritiene protetta come il santuario dei cetacei, un accordo internazionale che è stato ratificato dall'Italia più di 10 anni fa, ci si trovi a questo punto. Greenpeace ha denunciato lo stato vergognoso del Santuario dei Cetacei, abbiamo dimostrato la contaminazione delle sogliole del Santuario, di varie zone dei fondali del Santuario e abbiamo ottenuto dalle Regioni (Toscana e Liguria) la convocazione di un tavolo tecnico per avviare finalmente una gestione seria. I problemi del santuario sono noti e sicuramente i trasporti sono una parte. Il Santuario è un'area antropizzata, ma si può cominciare ad avviare pratiche di gestione, partendo da un registro elettronico dei rifiuti imbarcati per controllare cosa parte e cosa arriva».
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