Sicurezza
Caccia ai bidoni, vertice a Firenze
Alessandro De Gregorio
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Lelicottero della guardia costiera oggi tornerà a sorvolare il mare, a destra unimmagine del polo petrolchimico di Priolo (Siracusa) Oggi nuova riunione organizzata da Arpat con i tecnici della Regione
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CECINA. Da una parte le rassicurazioni fornite dalle schede di sicurezza della Grimaldi lines, dall'altra i timori. E sulla bilancia pesano più questi ultimi. Il timore che quei bidoni in fondo al mare si aprano e liberino sostanze di cui il nostro mare avrebbe fatto volentieri a meno. Per questo si continua a perlustrare lo specchio acqueo dove il 17 dicembre si sono inabissati due semirimorchi carichi di bidoni con sacchi pieni di catalizzatori Co/Mo (monossido di cobalto e molibdeno), persi dall'eurocargo Venezia nel mare in tempesta al largo di Gorgona. E per questo oggi a Firenze è previsto un nuovo incontro promosso dall'Arpat e dai tecnici della Regione, secondo appuntamento dopo il vertice di fine anno organizzato d'urgenza in prefettura a Livorno. L'Arpat in questa fase mantiene un ruolo più defilato, visto che in prima fila c'è l'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) e anche perché alla Grimaldi lines, la compagnia proprietaria del cargo, è stato già intimato di procedere con la ricerca e il recupero dei bidoni. Un'operazione molto costosa e difficile, considerando che a una ventina di giorni non è stata ancora localizzata con precisione l'area in cui sono sprofondati i 198 bidoni. Se infatti in un primo momento la capitaneria aveva parlato di una zona a sud dell'isola di Gorgona e a poco più di 20 miglia dalla costa, ieri in un'intervista il comandante della nave Pietro Colotto (indagato dalla procura livornese per violazione delle norme che regolano il carico e il trasporto di rifiuti speciali) ha raccontato di un'onda anomala, capace di far rollare il cargo di 37 gradi: un'onda presa a nord di Gorgona e a 35 miglia dal porto di Livorno. Oggi è in programma una nuova ricognizione aerea dei mezzi della guardia costiera, con un elicottero che tornerà ad alzarsi dalla base di Sarzana. Ma è chiaro che più passa il tempo e più bisogna fare i conti anche con le correnti. Sempre oggi ci sarà il vertice dell'Arpat. Fonti interne dell'agenzia regionale fanno sapere che la Grimaldi ha fornito le schede tecniche delle sostanze finite in fondo al mare, 34 tonnellate di catalizzatori Co/Mo usati in raffineria per trattare il petrolio greggio. Quei bidoni, lo ricordiamo, provenivano dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo (Siracusa) e precisamente dall'Isab srl (gruppo Erg). I camion che li trasportavano erano di una ditta lussemburghese, una società che rifornisce appunto gli impianti di raffinazione e che avrebbe dovuto riportare in sede i catalizzatori esausti per ricaricarli. La Grimaldi, che continua a non parlare, nelle schede avrebbe rassicurato sia sulla tenuta dei bidoni che sulla «non solubilità» delle sostanze finite sott'acqua. Altri esperti consultati dal "Tirreno" invece non hanno escluso la possibilità che i due metalli pesanti possano entrare nel ciclo alimentare attraverso molluschi e altri organismi marini. Arpat vuole capire anche questo. Fuori discussione invece (e quindi confermato da tutti) il pericolo che i sacchi, galleggiando e finendo su qualche spiaggia, una volta asciutti e al contatto con l'aria possano infiammarsi e sprigionare gas tossici. Oggi Arpat valuterà anche se, a prescindere dall'intervento della Grimaldi, sia il caso di procedere con un monitoraggio delle acque. ALTRO SERVIZIO A PAG. 12
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