Il Tirreno

Un sogno cecinese per Adelina

Rino Bucci
Un sogno cecinese per Adelina

È moldava la prima nata del 2012. Cosa sperano i suoi genitori

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 CECINA. Sono giovani, anzi giovanissimi i genitori di Adelina, la prima nata a Cecina nel 2012. Nonostante l'età hanno le idee chiare e tanta gioia negli occhi. Merito di un fagottino di 2,9 chili arrivato qualche ora dopo i botti di fine anno. La neo-mamma e il neo-papà vengono dalla Moldavia o Moldova, un fazzoletto di terra grande una volta e mezzo la Toscana, schiacciato tra la Romania e l'Ucraina.  Chi sono. Si chiamano Viktor e Doina, non sono sposati, e in due raggiungono a malapena i 37 anni (17 anni lei e 20 lui). L'età esatta di Angela, madre della partoriente, che da due giorni è una baby-nonna. Invece, Ghenadie, il padre di Doina, di anni ne ha 38. Saranno loro ad aiutare la coppia in questa "piccola" rivoluzione domestica.  «Stiamo insieme da due anni - racconta la neo-mamma - ci siamo conosciuti a Chisinau, in Moldovia. Frequentavamo la stessa compagnia di amici e piano piano ci siamo innamorati. Siamo rimasti insieme fino a quando io ho dovuto lasciare il nostro paese per raggiungere i genitori. Loro sono in Italia, a Cecina, da sei anni. Ma io e Viktor non ci siamo mai persi e abbiamo deciso di stare insieme. La gravidanza è stato un evento programmato. Adelina è una bambina fortemente voluta, concepita in Moldavia. Vogliamo che cresca in Italia. Il nome? È di origine rumena. L'abbiamo scelto perché è bello, solare».  Il futuro in Italia. Viktor è arrivato nel Belpaese solo una settimana fa per assistere al parto della compagna. Un lungo viaggio in auto, il primo nella penisola. A quanto pare senza il biglietto di ritorno in tasca. Non parla una parola d'italiano, ma si fa intendere e quando non capisce è Doina a tradurre. Nonostante l'età, dice di non sentire il peso di un evento così grande. «Vogliamo restare qui - dice mentre accarezza la mano alla compagna - vogliamo che nostra figlia cresca in un paese che le offra delle possibilità e magari riesca a studiare, a frequentare l'università. Mi piacerebbe che diventasse anche una sportiva: non sono tifoso di calcio ma di atletica, una disciplina più completa».  I primi anni non saranno semplici: «Anzi, sarà dura - dice Doina - anche perché sia io che Viktor non lavoriamo e in questi mesi dovremo vivere con i miei genitori. Però sogniamo l'indipendenza. Appena sarà possibile Viktor cercherà un lavoro. A quel punto potremo provare a vivere con le nostre forze e programmare il futuro con più serenità. Chissà che non ci riservi un bel maschietto».  La stanza 8. L'integrazione tra culture passa anche da una stanza d'ospedale. Accanto al letto di Doina, infatti, c'è quello di Hasnaa, 23 anni, marocchina. «Nostra figlia è nata alle 23 del 30 dicembre. Qualche ora è il record della prima nascita ce l'avevamo noi», scherza un misto tra toscano e arabo Abdeljalil, il neo padre. «Ormai sono più di 10 anni che vivo qui è un po' d'accento l'ho preso». E chiude poi con la più classica delle espressioni di casa: «Boia dé».

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