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Maffi, crisi ed esuberi La direzione vara un piano d'emergenza

<strong>Ospiti in calo</strong> La Maffi lavora nel settore dell’ assistenza agli anziani
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Ospiti in calo La Maffi lavora nel settore dell’ assistenza agli anziani

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CECINA. All'orizzonte ci sono progetti e investimenti importanti, a partire dal centro per il trattamento di pazienti in Svp (stato di coma vegetativo), un modulo da 20 posti letto su 800 metri quadrati per cui è già stata siglata un'intesa con la Regione Toscana, il Comune di Cecina e l'Asl 6. Eppure anche la fondazione Maffi, istituto cecinese nato nel 1947 come casa di carità per volontà del sacerdote Pietro Parducci ed oggi un piccolo colosso nel campo dell'assistenza socio sanitaria (gestisce 7 unità operative tra la Toscana e la Liguria), sconta una difficilissima crisi. Tanto che la fondazione, al termine di una ricognizione, ha cominciato a parlare di esuberi nel personale e si è data tre mesi per mettere a regime un piano di riorganizzazione interno che consenta, almeno per ora, di evitare soluzioni drastiche tipo i licenziamenti o il ricorso ad ammortizzatori sociali.

Non è un caso che poco prima di Natale la direzione della Maffi abbia convocato le organizzazioni sindacali per fare il punto su una situazione complessiva di crisi che si è acuita negli ultimi mesi le cui cause hanno diverse spiegazioni. «Ci è stato notificato - spiega Luigi Mastellone della Cgil - la presenza di esuberi nel personale ma la fondazione, direi con senso di grande responsabilità, ha deciso di evitare un taglio occupazionale presentandoci un piano di riorganizzazione interna». In sostanza Maffi si è proposta un programma a 3 mesi che prevede interventi sul piano ferie, sulle sostituzioni per malattia personale, sul recupero dei turni di riposo. Insomma misure che impongono ai lavoratori dei sacrifici ma che servono (almeno per il momento) a scongiurare il peggio. Lo conferma, dalla fondazione Maffi, Carlo Alberto Orivietani assistente del presidente. «Da una parte assistiamo ad un calo dei ricavi, dall'altra ad un aumento dei costi». Si tenga conto che che il 70% dei ricavi dell'istituto servono per pagare i dipendenti mentre il 30% per il mantenimento degli ospiti. E venendo a calare progressivamente il numero degli ospiti nelle strutture si riducono i ricavi. Oggi Maffi è una realtà che vede occupati circa 450 persone, per la gran parte operatori socio sanitari e rappresenta una risposta importante sul territorio per l'occupazione di tante famiglie.  Ma c'è un'altra ragione della crisi che investe la Maffi. E sta nel ritardo con il quale gli enti che chiedono prestazione in regime di accreditramento pagano la Maffi.

Ci sono «scaduti» che vanno ben oltre i canonici 90 giorni con cui gli enti pubblici liquidano le aziende che erogano prestazioni. E che certo alleggeriscono non poco le casse dell'istituto. «Ciononostante abbiamo grande fiducia nel sistema pubblico», garantisce Orvietani che assicura la volontà della Maffi di continuare ad investire e a portare avanti nuovi progetti. Per questo Maffi non smetterà di finanziarsi, mantenendo gli impegni presi con enti e istituzioni nella speranza che trascorsi questi 3 mesi un pezzo di crisi sia ormai alle spalle. Altrimenti potrebbero essere intraprese scelte assai più dolorose che fino ad oggi si sono evitate.

 

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