Il Tirreno

Cargo perde un carico di sostanze tossiche

Alessandro De Gregorio
Cargo perde un carico di sostanze tossiche

Due semirimorchi finiti in mare da una motonave al largo della nostra costa

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 CECINA. Non solo rami spezzati e bus volanti. Il 17, al largo della nostra costa, un cargo ha perso bidoni contenenti sostanze tossiche.  

11 giorni di silenzio. I bidoni erano su due semirimorchi, finiti in mare durante la Grande Libecciata. Lo abbiamo appreso soltanto ieri, a distanza di undici giorni e per vie traverse. Nessuno finora si era preso la briga di comunicarlo alla popolazione. Ieri la guardia costiera ha inoltrato via fax ai Comuni di Cecina e di Bibbona e al circolo nautico Foce Cecina una segnalazione ricevuta il giorno prima (così reca il timbro) dalla capitaneria di Livorno. Così si apprende che il 17 dicembre l'eurocargo Venezia, della Grimaldi lines, ha avuto un problema al largo di Gorgona.  

Camion in mare. Le coordinate indicano un punto a sud dell'isola, tra Gorgona e il banco di Santa Lucia, uno specchio acqueo di circa 45 miglia quadrate con profondità variabile (120-600 metri). Considerando le correnti e la direzione del vento (il libeccio soffia da sud-ovest e quel giorno le raffiche raggiungevano anche i 127 km orari), parte del materiale potrebbe essere stato spinto verso la nostra costa e in particolare verso il tratto Cecina-Bibbona. Lo desume la capitaneria che sostiene di aver consultato anche l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale.  

«Merce pericolosa». Quei semirimorchi erano carichi di bidoni metallici contenenti «merce pericolosa». Le specifiche indicano sostanze solide inorganiche autoriscaldanti.  Non viene precisato il numero dei fusti: si dice però che ciascun bidone, chiuso ermeticamente, conteneva 200 chili di queste sostanze infilate in un sacco di plastica chiuso con un nodo fatto mano. Vi si aggiunge che alcuni bidoni potrebbero essersi aperti: in questo caso sia i fusti che i sacchi sarebbero rimasti a galleggiare in superficie. E quindi potrebbero finire nelle reti dei pescatori o sulla costa. Proprio per questa eventualità tutt'altro che remota vengono indicate norme precise di comportamento, sia nel caso di recupero in mare che in caso di spiaggiamento.  

Codici e sigle. Ora, si specifica che queste sostanze non sono pericolose in sé ma lo diventano a contatto dell'aria «scaldandosi fino ad alte temperature, producendo fiamme bluastre e liberando polveri e gas tossici e nocivi».  Nella segnalazione si indicano alcuni codici e sigle come Un 3191 e Imdg 4.2. La prima corrisponde a solidi inorganici autoriscaldanti: prodotti tossici. La classe Imdg 4.2 riguarda le materie soggette ad accensione spontanea. L'Imdg a sua volta (International maritime dangerous goods code) è uno dei codici emanati dall'International maritime organization (Imo) riferito al trasporto delle merci pericolose in colli e contenitori, reso obbligatorio nel gennaio 2004 dalla Solas (Convenzione per la salvaguardia della vita umana in mare) che l'Italia ha adottato con la legge 313 del 1980.  E poi si parla di catalizzatore CoMo, considerato sostanza pericolosa anche dopo rigenerazione o reactivazione. Generalmente il catalizzatore spento o solfurato è classificato come solido inorganico autoriscaldante (Un 3190, gruppo II) e trasportato secondo la Imdg classe 4.2.  Le sigle non aiutano a capire. E dalla Grimaldi, che abbiamo contattato, siamo ancora in attesa cosa contenessero con precisione quei bidoni.  

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