Il dolore
Marchi (Md): «Basta regalare acqua dolce alla multinazionale»
«Solvay si prenda il sale dal mare»
◗
Un pozzo per lestrazione del salgemma a Ponteginori 2 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. «Le istituzioni stanno facendo di tutto per regalare acqua e sale alla Solvay». Questo il pensiero di Maurizio Marchi di Medicina Democratica sul caso Solvay-sale. «Quasi 100 anni di estrazioni di sale con acqua dolce da parte di Solvay hanno dimostrato che queste estrazioni sono incompatibili con la Val di Cecina e la sua acqua». Marchi prosegue. «Secondo il Rapporto dell'Università di Pisa, Solvay usa il 48 % dell'acqua dolce dell'area, sia per le estrazioni che per gli altri usi industriali. Quantità insostenibile, ma non è finita. L'asportazione di enormi quantità di minerale salino dal sottosuolo modifica il sottosuolo stesso, sconvolgendo la circolazione acquifera sotterranea residua. Ora la multinazionale vorrebbe spostarsi dai giacimenti di Buriano-Ponteginori a quelli più ricchi e in superficie che circondano Saline, ma tutti i nodi vengono al pettine: il Tar ha bloccato tutto per ben due volte, nel 2007 e nel 2010, con la sostanziale motivazione che non è garantita l'acqua alla popolazione. Solvay e istituzioni rispondono con l'invaso Idro-S alle porte di Cecina, ad uso industriale, che invaserebbe 3 milioni di acqua di piena inquinata, minacciando l'ultima falda buona rimasta alla popolazione; e con l'invaso di Puretta, un piccolo invaso nella riserva naturale di Berignone ad uso civile, che invaserebbe acqua del Cecina inquinata dalla geotermia, e in quantità paragonabile alle perdite della rete acquedottistica attuale». Ma per Marchi «non sono soluzioni praticabili. Solvay deve andare a prendersi il sale da altre parti: ad esempio in mare, con la dissalazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
