Il Tirreno

Nel 2001 l’avvocato Mazzarri vinse il ricorso a Strasburgo per due minori. «Sentenza mai applicata»

Violenza, si riapre il caso

Una struttura della comunità Il Forteto Sul suo fondatore è stata aperta un’indagine della Procura di Firenze
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Una struttura della comunità Il Forteto Sul suo fondatore è stata aperta un’indagine della Procura di Firenze

Educatore nei guai chiede i domiciliari a Rosignano Marittimo

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 ROSIGNANO. Tre giorni fa è finito in carcere con le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti il fondatore della comunità Il Forteto di Vicchio, nel Mugello. Rodolfo Fiesoli, 70 anni, chiamato il "profeta", nei primi anni '80 era già stato condannato a due anni per maltrattamenti aggravati e violenza. Contro di lui ci sono ora sette denunce ma solo tre gli episodi contestati, di cui uno su un minore, visto che la maggioranza dei casi sarebbe prescritta.  Questa vicenda ha un prologo rosignanese. Dieci anni fa, infatti, partì da Rosignano un ricorso alla Corte europea di Strasburgo per il caso di due minori tolti alla madre e inseriti nella comunità fiorentina. Il caso Scozzari (dal nome della madre dei due ragazzi) seguito dall'avvocato Anna Maria Mazzarri di Rosignano Solvay, ebbe un esito clamoroso. L'alta Corte di Strasburgo per i Diritti dell'uomo infatti emanò una sentenza in cui condannò lo Stato italiano, con due motivazioni: 1) che non si possono interrompere i rapporti tra genitori naturali e figli; 2) che l'affido deve mirare al reinserimento nella famiglia d'origine. La Corte obbligò lo Stato a risarcire la donna e i ragazzi (200 milioni) ravvisando una violazione dell'art. 8 (rispetto della vita familiare). «Lo Stato ha pagato il risarcimento, ma purtroppo la situazione familiare per la mia assistita - dichiarò allora l'avvocato Mazzarri - non è cambiata molto, perché nonostante le disposizioni della Corte europea il Tribunale per i minori di Firenze ha rinviato gli incontri tra madre e figli nominando dei supervisori per accertare le condizioni psicologiche della donna». Eppure la sentenza di Strasburgo parlava chiaro: il fatto che due membri autorevoli della cooperativa avessero a loro carico una condanna passata in giudicato per abusi non rendeva la comunità un luogo idoneo ad ospitare minori. Del caso si occupò anche il governo belga, perchè la Scozzari e i figli avevano doppia nazionalità: italiana e belga.  Ad oggi, a dieci anni dalla sentenza, i due ragazzi sono usciti dal Forteto solo quando sono diventati maggiorenni. Insomma il pronunciamento di Strasburgo non è mai stato recepito dallo Stato italiano. «Mi sembra interessante rilevare - afferma l'avvocato Mazzarri - che dopo dieci anni i nostri assunti, suffragati dalla Corte europea, ma respinti dal Tribunale per i minorenni di Firenze, si sono rivelati giusti».  La sentenza della Corte europea fu firmata dalla Grande Camera (un po' come la nostra Cassazione) formata da 17 giudici, che definirono il caso come uno dei più lunghi e travagliati tra quelli affrontati. Il pronunciamento di Strasburgo si basò anche su due sentenze della magistratura italiana, risalenti agli anni Ottanta, come ora riferisce la Procura di Firenze, che condannavano per abusi e maltrattamenti il Fiesoli. Sul Forteto erano state presentate anche interrogazioni da un parlamentare europeo, che chiedeva di indagare su presunte violenze, sia fisiche che psicologiche, all'interno della comunità.  Ma per uno strano scherzo del destino, questa vicenda potrebbe avere un altro capitolo rosignanese. Ieri, infatti, il Fiesoli è stato ascoltato dal Gip ed ha respinto tutte le accuse a suo carico. E i suoi avvocati hanno chiesto gli arresti domiciliari, indicando come dimora una casa a Rosignano Marittimo. Il giudice Paola Belsito si è riservata di decidere nei prossimi giorni. M.M.

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