Il Tirreno

L’EX CONCERIA E L’INCHIESTA

Gli 80 bidoni trovati su quei terreni passati di padre in figlio

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 MONTESCUDAIO. La lavanderia Rapida chiude nel 1980. La conceria di Roberto Massini fallisce nel 1995: immobili e piazzali sono acquistati all'asta nel 2001 dalla Erre Emme sas, amministrata dal figlio Giacomo. Nel 2004, su segnalazione della Solvay, Asa e Arpat accertano l'inquinamento della falda. Sui terreni della ex conceria i carabinieri del Noe trovano 80 fusti contenenti liquidi scarto del processo di lavorazione conciaria e 5 vasche di raccolta reflui. Giuseppe Russo, consulente incaricato dall'allora sostituto procuratore Mario Profeta, si concentra su un'area compresa tra quattro pozzi (Giannelli, Intermare, conceria e lavanderia) dove le analisi accertano un altissimo concentramento di Tce (tricloroetilene) e Pce (tetracloroetilene): oltre 5.000 microgrammi per litro di acqua. La legge consente un massimo di 10 microgrammi.  I Massini vengono rinviati a giudizio. Il processo comincia il 15 gennaio 2010. La Regione si costituisce parte civile e all'inizio chiede 2,3 milioni a titolo di risarcimento per spurgo pozzi (diventeranno oltre 4 milioni per la bonifica totale, ieri è stato depositato in cancelleria il piano definitivo). Le altre parti civili sono quelle che hanno acquistato terreni e capannoni e si sono viste bloccare le licenze o svalutare gli immobili: Enzo Cruciata e i fratelli Francesco e Simonetta Barreca.

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