Proteste
Ha telefonato alla moglie e si è sparato
A.d.G.
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La zona transennata e presidiata dai carabinieri Una lite in famiglia dietro il suicidio del carabiniere
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CECINA. Una telefonata alla moglie, l'ultima. «Mi ammazzo!». Pare che lo avesse già detto altre volte, in passato. Questa volta lo ha fatto sul serio. In piedi, su un marciapiede, ha estratto la sua Beretta calibro 9 parabellum di ordinanza, ha scarrellato facendo scivolare un colpo in canna. Si è puntato la pistola a una tempia e ha fatto fuoco. Caso chiuso, almeno per la procura: è stato un suicidio quello andato in scena mercoledì alle 20 all'angolo tra via Fratelli Rosselli e via 2 Giugno. «Non sono emerse responsabilità di terzi» è il laconico commento del sostituto procuratore Paola Rizzo, il magistrato di turno. In un primo momento non era stato escluso che quell'appuntato dei carabinieri di 45 anni, padre di un figlio di 15, fosse stato vittima di un attentato. Anche perché all'inizio i colleghi giunti sul posto non avevano trovato la pistola. L'arma è saltata fuori più tardi, mentre l'appuntato esalava l'ultimo respiro al pronto soccorso. La pistola era sotto il marciapiede, tra le auto parcheggiate. A quanto pare l'appuntato, moribondo, la impugnava ancora quando era arrivata l'ambulanza della Misericordia di Palazzi. I volontari naturalmente si erano preoccupati di soccorrere quell'uomo steso sull'asfalto e con il volto coperto di sangue. Nel momento in cui il ferito era stato messo su una barella e portato via, la pistola gli era scivolata di mano. Alcuni testimoni hanno poi confermato, in caserma, la scena alla quale avevano assistito: un uomo che discuteva al telefono, che poi aveva sollevato un braccio e infine era crollato a terra dopo uno sparo. E' avvenuto in pieno centro ma in una zona piuttosto buia, a ridosso di un muro di cinta. Da lì in poi il caos. I carabinieri che chiudevano le strade, radunavano e interrogavano i testimoni, si mettevano in contatto con il magistrato. Un ufficiale negava persino che fosse stato esploso un colpo di pistola: «Non è successo niente». Il resto è stato ricostruito dopo, anche con la moglie. L'appuntato, che in questi giorni era in licenza, mercoledì sera dopo una discussione in famiglia è andato in caserma a prendere alcuni oggetti personali. Ha salutato ed è uscito cinque minuti dopo. Era a piedi e ha fatto pochi passi. Poi, all'angolo tra via 2 Giugno e via Rosselli, l'ultima telefonata e lo sparo. La zona è rimasta transennata tutta la notte e gli accertamenti sul posto sono andati avanti a lungo. La salma è stata trasferita all'obitorio. Incerta la data dei funerali.
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