Il Tirreno

«Scrivendo un libro sul mio tumore ho vinto quel demone»

Sopra la copertina del libro “La scoperta”
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Sopra la copertina del libro “La scoperta”

Monica Pacchini, responsabile dell'ufficio scuola del Comune di Rosignano, racconta così il suo calvario

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 Monica Pacchini è nata a Rosignano nel 1960 e abita a Vada. Sposata da 27 anni con Franco Panicucci, ha due figlie: Marta di 22 anni e Delia di 21. È molto conosciuta soprattutto per il suo lavoro: pedagosista e protagonista di iniziative inedite nel campo dell'istruzione (come la prima biblioteca per la prima infanzia a Livorno), dal 1997 è responsabile dell'ufficio scuola del Comune di Rosignano. Inoltre, è nel consiglio di amministrazione di Unicoop Tirreno, azienda a cui è lagata da un profondo rapporto già dai tempi della Proletaria. "La scoperta" non è il primo libro che scrive: nel 2008 ha pubblicato "Filosofare", un lavoro didattico sulle scuole dell'infanzia. (ma.mo.) di Mario Moscadelli  ROSIGNANO. «Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità» ha scritto Madre Teresa di Calcutta. Monica Pacchini - vadese di di 51 anni, responsabile del servizio attività educative del Comune di Rosignano - la sua candela l'ha accesa il 10 agosto di un anno fa. Proprio nella notte di San Lorenzo, mentre guardava il cielo in cerca di una stella cadente: lei sì che avrebbe avuto un desiderio da esaudire. Il desiderio di scacciare dal suo corpo quel diavolo che pochi mesi prima si era impossessato del suo seno. Un tumore maligno, che all'improvviso ha sconquassato la sua vita, gettandola nella paura. Ma ecco la candela, quella notte: riordinare tutti i passaggi del suo calvario finora scritti sul pc come dei post-it e trasformarli in un diario. Per Monica, scrivere quel momento tremendo della sua vita come se fosse un romanzo, è stata un'ottima terapia: così è riuscita a distaccarsi dal vortice dei pensieri che la stavano risucchiando. Così è riuscita ad affrontare i suoi cari, gli amici, i colleghi, l'esterno. La scrittura le ha permesso di non perdersi, di non sprofondare, ma di aprirsi ad una nuova vita e di ritrovare prima di tutto serenità ed armonia con la propria famiglia. Quel diario, così ricco di emozioni e di quotidianietà, si è addirittura trasformato in un libro. Un libro dal titolo "La Scoperta", pubblicato lo scorso settembre sulla spinta delle figlie, Marta e Delia, e il cui incasso sarà devoluto alle associazioni che si occupano di oncologia.  Monica, come ha scoperto il tumore?  «Sotto la doccia. Mia madre Dina dieci anni fa ha avuto anche lei un tumore al seno e da allora ho iniziato a controllarmi. Nel marzo del 2010 mi sono sottoposta alla mammografia di routine. L'esito? Negativo. Ma permettemi un inciso: credo che la Regione Toscana dovrebbe rendere obbligatoria anche un'ecografia».  Dunque, non si è accorta di avere il nodulo in ospedale?  «No. Era un giorno di maggio e strofinandomi sotto la doccia ho sentito come un nocciolo duro sul mio seno. Era un nodulo. E molto grosso. Ho lasciato passare qualche giorno nella speranza che le mie sensazioni fossero sbagliate, ma purtroppo non era così».  Come ha reagito?  «Tenendomi tutto dentro per più di una settimana. Quando ho capito di avere un nodulo, con mio marito Franco avevamo già progettato una vacanzina in Corsica per il ponte del 2 giugno. Non volevo rovinare quei giorni».  Lei e suo marito soli. Sarà capitato di guardarlo negli occhi durante la vacanza: come ha fatto a non lasciarsi andare?  «Sono stati quattro giorni così frenetici che non abbiamo mai avuto modo di incrociare a lungo i nostri sguardi. E poi lui era così preso ed entusiasta da quel viaggio che volevo che se lo godesse fino in fondo. Io, allo stesso tempo, avevo bisogno di un po' di leggerezza, di spensieretezza».  Ma la sera, a cena, quando Franco le era davanti e la parlava delle bellezze delle Corsica come faceva a restare concentrata?  «In certi momenti non ce l'ho fatto, ma con la scusa della stanchezza ho evitato di dover dare ulteriori spiegazioni ai miei occhi che si fissavano sull'orizzonte del mare».  E quando ha detto del nodulo a suo marito?  «Sulla nave, nel viaggio di ritorno verso Livorno».  E lui?  «Mi ha rimproverata di essere partita per la Corsica, di non avere affrontato subito la cosa. Poi mi ha abbracciata forte: dai suoi occhioni verdi sono scese le lacrime. Insieme abbiamo pianto di paura. Smarriti, come travolti da un terremoto».  Come ha affrontato le figlie?  «Appena siamo rientrati le ho riunite in cucina. Mi sono fatta forza: ho gettato lo sguardo verso un angolo sicuro della casa e ho iniziato a parlare della scoperta del nodulo al seno. Vedevo gli occhi di Marta e Delia gonfiarsi, l'ansia salire in gola. Poi mi hanno abbracciata, in piedi. Senza parlare ci siamo detti di volerci bene e che bisognava accettare le cosa».  Il giorno dopo è andata dalla sua dottoressa.  «Dottoressa e amica. E anche lei toccandomi il seno ha sentito quel grosso nodulo. Con occhi lucidi, ma mantenendo professionalità, ha ordinato un'ecografia. Il medico che mi ha fatto l'esame mi ha detto subito di essere preoccupato: la forma e la dimensione non consentivano un buon presagio e comunque era indispensabile operare in fretta».  Quando le hanno diagnosticato il tumore qual è stata la prima cosa a cui ha pensato?  «Alla morte. E poi alle chemio, i cui effetti micidiali avevo visto sua mia madre. E avevo una paura terribile di dovere ripetere quell'esperienza».  E la prima cosa, invece, che ha detto al medico?  «Cosa dovevo fare per curarmi».  Sul libro scrive che il tumore non si è rilevato subito maligno?  «In un primo momento, al telefono, il medico che mi stava leggendo l'esito della biopsia mi disse che era benigno e che mi sarei dovuta presentare in ospedale tra un'oretta per approfondire il caso. Immaginate me: ero al settimo cielo. Lo dissi subito ai miei cari: era una grande notizia».  Ma è ripiombata presto nel baratro.  «Appena arrivata in ospedale per ritirare la risposta ho capito subito che c'era qualcosa che non andava. Il tumore era di quelli cattivi. Cattivi davvero. Quel medico al telefono era stato troppo frettoloso. Il risultato di benigno era dovuto al fatto che i campioni inviati al laboratorio erano stati aspirati in un punto del seno vicino al nodulo, ma quei tessuti non erano con sicurezza appartenenenti al nodulo».  Nell'attesa dell'operazione cosa leggeva?  «Mi sono sciorappata ore e re di internet. Su google digitavo sempre le stesse parole: "tumore", "cura", "rimedi"». Andava a caccia di storie a lieto fine?  «Sì, ma mi sono accorta in fretta che erano rare. Ho capito, inoltre, che sui tumori è stato scritto pochissimo finora dal punto di vista delle emozioni, di cosa prova chi ha dentro quella zecca sanguisuga».  Per operarsi ha scelto Careggi.  «Perché qui si era operata mia madre dieci anni prima. Conoscevo già un po' di medici, ma ho scelto Firenze soprattutto perché mia madre ne è uscita dal cancro. Insomma, era un elemento di fiducia».  Dopo pochi giorni è tornata a casa. Come ha ripreso a vivere?  «È stato determinante quanto successo il 10 agosto, per San Lorenzo: ho capito che dovevo mettere nero su bianco le emozioni di quel periodo infame. Dovevo riordinare tutto ciò che mi ero appuntata da luglio sul mio pc. Lo feci e mentre scrivevo mi sentivo meglio. Mi sentivo riemergere. Ho fatto leggere quel testo alle mie figlie, a mio marito e ai miei genitori: si sono commossi, mi hanno detto che era molto bello e che avrei dovuto farne un libro perché sarebbe stato utile a tante altre persone».  E così ha fatto.  «Personalmente mi sarebbe bastato quello che avevo fatto leggere ai miei cari. Lo scrivere mi aveva dato la forza necessaria per affrontare le difficolà, per tuffarmi in una vita nuova. Quella scoperta poteva avere una connotazione positiva, come si capisce dalla copertina del libro. Comunque, ho portato avanti l'idea, sapendo già dall'inizio che lo scopo doveva essere benefico. Ne ho parlato a Marco Lami, amico e presidente di Unicoop Tirreno: l'azienda ha sposato il progetto e io sono contenta se l'aver raccontato la mia esperienza può essere d'aiuto a qualcuno».  Ora come sta?  «Lo scorso luglio ho dovuto nuovamente operarmi. Ma nonostante il ritorno al punto di partenza, ho continuato nella mia vita di sempre. Ho continuato a lavorare in Comune, dove ho degli splendidi colleghi, a passaggiare al mare, a fare la spesa. Ad amare e a sperare».  Ha sempre paura della morte?  «No. Ho ritrovato tutto ciò che mi serve per andare avanti con serenità».

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