Il Tirreno

Ghiaccio killer chiesto un milione di risarcimento

Mario Moscadelli
Francesco Profeti In alto il punto dell’incidente
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Francesco Profeti In alto il punto dell’incidente

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 ROSIGNANO. «Chi ha sbagliato deve pagare». Così si pronunciava Nedo Profeti, il babbo di Francesco - il meccanico rosignanese di 31 anni morto cadendo con la sua Vespa su una lastra di ghiaccio causata da un tubo rotto - il giorno dopo in cui suo figlio perse la vita. Era il 5 gennaio del 2009. Parole che oggi prendono forza dopo che il giudice del tribunale di Pisa ha rimesso gli atti in procura, riaprendo così il caso.  Tutto ciò dal punto di vista penale. Ma a breve questa tragica quanto assurda morte sarà discussa anche in sede civile: gli avvocati della famiglia Profeti hanno avanzato una richiesta di risarcimento danni di circa 1 milione di euro.  L'inchiesta penale. Se da una parte il giudice del tribunale di Pisa ha assolto i due cantonieri "responsabili" del tratto di strada in cui è avvenuta la tragedia (in via Pian della Tora, nel Comune di Lorenzana) dall'altra c'è che il giudice Cipoletta ha disposto la rimessione degli atti alla procura di Pisa «affinché proceda contro altri soggetti». Ed è questo passaggio che rincuora la famiglia Profeti. «Significa - dicono i genitori attraverso i legali che stanno seguendo il caso, Nicola Sodano, Federica Tempori e Valerio Misiti - che finalmente c'è la volontà di dare un nome al responsabile della morte di nostro figlio Francesco». E se i legali non si sbilanciano sul fare o meno appello sulla sentenza del tribunale pisano, la rimessione degli atti lo interpretano come un punto a lavoro favore. «Direi di sì - conferma l'avvocato Sodano - considerando che nell'aprile del 2009 il pm aveva chiesto l'archiviazione del caso. Ma ora è chiaro che un responsabile c'è. E lo dimostra chiaramente anche un passaggio dell'ultimo dibattimento: il giorno prima dell'incidente, alle 14,30, c'è una chiamata al call center di Acqua spa dove si segnala la perdita su cui poi si è formata la lastra di ghiaccio killer. Una domanda: perché il tecnico che ha preso quella chiamata non ha ritenuto opportuno intervenire? Se lo avesse fatto, oggi molto probabilmente non saremmo qui ad affrontare questa storia».  Il risarcimento. E all'inizio del prossimo anno si aprirà anche il processo in sede civile. La famiglia Profeti, in questo caso seguita dagli avvocati Sodano e Tempori, ha avanzato un richiesta di risarcimento danni di circa 1 milione e 100mila euro. «Cifra quantificata - dice il legale - secondo le tabelle di legge». E secondo gli avvocati gli enti più coinvolti dal punto di vista civile sono «Acque e la Provincia di Pisa».

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