La manifestazione
«Campo da golf? Sarà un parco»
I promotori: non useremo neanche un goccio d'acqua dei pozzi
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BIBBONA. Più un parco che un campo da golf. Che non consumerà nulla, men che meno l'acqua della falda. Così l'ingegnere Luciano Lorenzini presenta il "Golf Costa degli Etruschi", mega complesso da 63 milioni curato dall'architetto Piergiorgio de Flumeri per conto della Play & Sun srl di Lecco e di Hans Loges. Dovrebbe nascere alla California, unire la vecchia Bibbona con Marina e dare lavoro a 140 persone. Tutto l'incartamento è stato depositato il 5 dicembre in Regione per la Via (Valutazione d'impatto ambientale). Ci sono 60 giorni per le osservazioni. Nel frattempo, i promotori illustrano il progetto alla città: l'appuntamento è per domani alle 17,40 all'Hotel Marinetta. Il Costa degli Etruschi, 77 ettari, comprenderà un campo da 18 buche,
un albergo a 5 stelle (4.330 mq) con 50 camere, centro congressi (884 mq), ristorante (1.012 mq), foresteria e centro benessere (1.880 mq), un residence da ottomila mq in due borghi (40 junior suite e 36 suite), una club house (1.150 mq) con centro servizi, amministrazione, area ristoro e zona relax. Altri 3.850 metri saranno riservati al centro commerciale dotato di piazza interna e affiancato da negozi di prodotti tipici. La presentazione di domani è prevista dalla legge, ma sarebbe stata organizzata lo stesso. Se non altro, per cercare di mettere d'accordo i favorevoli (il comitato "Pro golf" formato da commercianti, ristoratori, titolari di alberghi e campeggi) e i contrari (gli ambientalisti). Non è un caso che lo stesso Lorenzini parta subito da qui, dall'ambiente: «Sarà un vero e proprio parco e verrà realizzato nel massimo rispetto delle risorse ambientali. Punti critici? Cominciamo dall'acqua.
Non useremo nemmeno una goccia dei pozzi grazie a una serie di bacini che sopperiranno alle esigenze del parco. Gli studi indicano che nella nostra zona la piovosità è di 833 millimetri all'anno. Quest'acqua verrà accumulata durante la fase di costruzione e, in esercizio, i laghetti avranno una capacità di oltre 200mila metri cubi. Noi in un anno possiamo consumarne al massimo 140mila metri cubi, mentre le piogge continueranno a rimpinguare i laghetti. Siamo in grado di far fronte anche alla siccità, basta che non smetta di piovere per quattro anni... In ogni caso non utilizzeremo tutta l'acqua piovana, proprio per non far soffrire la falda artesiana che si trova a 20-30 metri, sotto uno strato di argilla. Sono previste aree boscate a uliveto utilizzabili proprio come ricarica». Dall'acqua all'erba. Lorenzini anche in questo caso assicura che «in tutti i fairway (cioè la strada che si percorre dal tee di partenza al green, ndr) i prati verranno seminati a gremigna, erba tipica delle nostre zone, che ha bisogno di pochissima acqua. In alcuni punti potrebbe ingiallire ma va bene lo stesso, il paesaggista lo ha previsto.
Quanto ai green, le zone intorno alle buche, necessitano di una cura particolare: verranno impermeabilizzati e trattati con fungicidi naturali. Tutto sarà biologico, tanto che parteciperemo alla classificazione geo sostenibility». E ancora, sui concimi: «La nostra zona è sotto direttiva nitrati e la legge prevede che i contadini possano utilizzare 160 chili di azoto per ogni ettaro. Ebbene, noi ne utilizzeremo al massimo 20, e il nostro concime non sarà a granelli ma fogliare, assorbibile dalle piante e non dal terreno. Inoltre piantumeremo pini domestici in modo da ricreare i filari dei Lorena e poi, man mano che dalla pineta ci avvicineremo alla macchia della Magona, lecci e querce. Pensiamo al parco proprio come anello di congiunzione tra la pineta e la macchia, magari uniti anche da una pista ciclabile o un'ippovia». Anche per l'energia elettrica, Lorenzini spiega che «il 50% del nostro fabbisogno sarà coperto da pannelli fotovoltaici integrati in coperture e facciate. Per il riscaldamento? La geotermia».
un albergo a 5 stelle (4.330 mq) con 50 camere, centro congressi (884 mq), ristorante (1.012 mq), foresteria e centro benessere (1.880 mq), un residence da ottomila mq in due borghi (40 junior suite e 36 suite), una club house (1.150 mq) con centro servizi, amministrazione, area ristoro e zona relax. Altri 3.850 metri saranno riservati al centro commerciale dotato di piazza interna e affiancato da negozi di prodotti tipici. La presentazione di domani è prevista dalla legge, ma sarebbe stata organizzata lo stesso. Se non altro, per cercare di mettere d'accordo i favorevoli (il comitato "Pro golf" formato da commercianti, ristoratori, titolari di alberghi e campeggi) e i contrari (gli ambientalisti). Non è un caso che lo stesso Lorenzini parta subito da qui, dall'ambiente: «Sarà un vero e proprio parco e verrà realizzato nel massimo rispetto delle risorse ambientali. Punti critici? Cominciamo dall'acqua.
Non useremo nemmeno una goccia dei pozzi grazie a una serie di bacini che sopperiranno alle esigenze del parco. Gli studi indicano che nella nostra zona la piovosità è di 833 millimetri all'anno. Quest'acqua verrà accumulata durante la fase di costruzione e, in esercizio, i laghetti avranno una capacità di oltre 200mila metri cubi. Noi in un anno possiamo consumarne al massimo 140mila metri cubi, mentre le piogge continueranno a rimpinguare i laghetti. Siamo in grado di far fronte anche alla siccità, basta che non smetta di piovere per quattro anni... In ogni caso non utilizzeremo tutta l'acqua piovana, proprio per non far soffrire la falda artesiana che si trova a 20-30 metri, sotto uno strato di argilla. Sono previste aree boscate a uliveto utilizzabili proprio come ricarica». Dall'acqua all'erba. Lorenzini anche in questo caso assicura che «in tutti i fairway (cioè la strada che si percorre dal tee di partenza al green, ndr) i prati verranno seminati a gremigna, erba tipica delle nostre zone, che ha bisogno di pochissima acqua. In alcuni punti potrebbe ingiallire ma va bene lo stesso, il paesaggista lo ha previsto.
Quanto ai green, le zone intorno alle buche, necessitano di una cura particolare: verranno impermeabilizzati e trattati con fungicidi naturali. Tutto sarà biologico, tanto che parteciperemo alla classificazione geo sostenibility». E ancora, sui concimi: «La nostra zona è sotto direttiva nitrati e la legge prevede che i contadini possano utilizzare 160 chili di azoto per ogni ettaro. Ebbene, noi ne utilizzeremo al massimo 20, e il nostro concime non sarà a granelli ma fogliare, assorbibile dalle piante e non dal terreno. Inoltre piantumeremo pini domestici in modo da ricreare i filari dei Lorena e poi, man mano che dalla pineta ci avvicineremo alla macchia della Magona, lecci e querce. Pensiamo al parco proprio come anello di congiunzione tra la pineta e la macchia, magari uniti anche da una pista ciclabile o un'ippovia». Anche per l'energia elettrica, Lorenzini spiega che «il 50% del nostro fabbisogno sarà coperto da pannelli fotovoltaici integrati in coperture e facciate. Per il riscaldamento? La geotermia».
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