Il Tirreno

E sulle assenze ingiustificate replica: «Andavo agli scavi di S. Gaetano e al museo di Castiglioncello»

Peculato? Ma se era la mia auto

Edina Regoli direttrice del museo archeologico di Rosignano
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Edina Regoli direttrice del museo archeologico di Rosignano

Edina Regoli: «Uso improprio, quella pedinata è la mia vettura»

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 ROSIGNANO. Contesta e respinge le accuse che le vengono mosse. Ma soprattutto non riesce a spiegarsi l'ordinanza di un mese di interdizione dai pubblici uffici, emessa dal gip di Livorno ad oltre un anno dall'ultimo episodio che le viene addebitato. Edina Regoli, direttrice del museo archeologico, rompe il silenzio al termine di una settimana «nera» che si era aperta con la «mazzata» arrivata dal tribunale di via Falcone e Borsellino. Lo fa senza polemiche e senza alzare i toni, nel rispetto dell'indagine. Ma risponde puntualmente alle nostre domande.  Dottoressa Regoli, è accusata di concorso in truffa ai danni dello Stato e peculato e ora deve stare per un mese lontana dal suo lavoro...  «Guardi, non credo che i giornali siano la sede più adatta per affrontare questo argomento, verificare la sussistenza o meno di indizi di colpevolezza. Nè è mia intenzione dare qui la mia versione dei fatti, opponendo interpretazioni ad interpretazioni».  Però lei avrà avuto modo di rispondere a quanto le viene addebitato dalla Procura?  «Un articolato e completo dossier di documenti è già stato depositato dal mio legale al Gip e verrà discusso nelle sedi di competenza».  Nell'ordinanza del Gip Pirato si contestano alcuni episodi: l'assenza ingiustificata dalla sede di lavoro (il museo archeologico), l'utilizzo per scopi privati dell'auto di servizio, il fatto di aver in qualche modo coperto il suo collega Del Ghianda...  «Vado con ordine e parto dall'accusa di essermi assentata dalla sede di lavoro. Tutto ciò sulla base del fatto che occuperei un livello impiegatizio e che sarei tenuta all'osservanza di un rigido orario di lavoro».  Che non le compete?  «Io non sono un impiegato, sono un funzionario professionale. Quanto all'orario di lavoro, chiunque ha avuto a che fare col mio lavoro sa bene che molte attività non si svolgono nell'orario "tradizionale" di un impiegato. Risultano così assenze ingiustificate tutte le attività che si sono svolte al museo di Castiglioncello, agli scavi di San Gaetano (i verbali di pedinamento citano espressamente questi luoghi) e soprattutto quelle iniziative ludico-educative che da anni il museo svolge, alla luce del sole, con i bambini e la comunità e che hanno fatto del museo stesso un punto di riferimento per la didattica archeologia a livello regionale e nazionale».  Insomma, lei non sta chiusa a Marittimo?  «Credo che tutto dipenda dall'interpretazione del ruolo che io attribuisco alla direzione di un museo. Il nostro, con tutto rispetto, non è il Louvre. Chi viene qui non lo fa tanto per quanto è esposto ma per l'attività che viene svolta. Penso agli scavi, pensò a Castiglioncello, al Gioca Museo, alle lezioni con le scuole. Se sono stata "assente" era perché facevo queste cose. Ed al magistrato ho portato documenti di ciò che facevo anche fuori dall'orario tradizionale di lavoro».  E l'auto di servizio?  «Sono accusata di peculato per aver fatto uso in più occasioni del "mezzo di servizio alla stessa assegnato, Fiat Punto targata BE582FY, per attività estranee al mio lavoro". Credo che sia la prima volta che una persona venga accusata di peculato per aver fatto un uso improprio della propria vettura personale. Perché il mezzo cui ci si riferisce è la mia scassatissima vettura privata, una Fiat Punto grigia, che tutti a Rosignano ben conoscono, come una banale interrogazione al Pra (pubblico registro automobilistico, ndr) avrebbe potuto dimostrare».  La questione del Ghianda, invece?  «Mi viene contestato di aver coperto il collega Del Ghianda, che avrei dovuto denunciare la sua condotta. Ferma restando la mia stima per il lavoro di Riccardo che mi ha sempre affiancato nell'attività anche ben oltre le sue mansioni e i suoi orari, preciso che - come da atti formali dell'amministrazione - tra le competenze a me assegnate non rientra il controllo del personale e non sono io a firmare le sue schede di presenza».  Dunque respinge in toto l'ordinanza di interdizione come misura cautelare?  «Sulla base di quanto ho appena detto e sulla totale intempestività della misura cautelare, comminata - ripeto - oltre un anno dopo l'ultimo episodio a me contestato (che risale al 18 novembre 2010) e oltre 6 mesi dopo che il Pm aveva fatto richiesta in tal senso al Gip, il mio avvocato ha avanzato immediato appello al Tribunale del Riesame di Firenze».  Intanto l'amministrazione comunale ha avviato un inchiesta  «E' un atto dovuto, nessuna discrezionalità da parte del dirigente. C'è una cosa che mi sento di dire, per concludere, e che mi da forza: sono gli attestati di stima e di fiduca che mi stanno arrivando da tantissime persone. Ho la casella mail piena di messaggi. E tutto ciò, pur in questa difficile situazione, mi conforta non poco.»

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