Il Tirreno

Alla scoperta dei lupi nella macchia di Magona Tracce e avvistamenti

Alessandro Bientinesi
Un esemplare di lupo avvistato in Toscana
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Un esemplare di lupo avvistato in Toscana

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 BIBBONA. Il lupo a Bibbona, a pochi chilometri dal mare e in mezzo ad allevamenti e vigneti. Gli avvistamenti nella macchia di Magona sono stati due nell'ultimo mese. In un caso di un esemplare solitario, nel secondo di una coppia. E tracce di branchi di lupi, che da tempo hanno iniziato a ripopolare il territorio nazionale, sono sempre più evidenti.  Per farci spiegare meglio il fenomeno ci siamo fatti aiutare da Daniela Giustini, biologo e tecnico faunista per l'Atc 9 e 10, e che da ottobre, in accordo con il comune di Bibbona e in collaborazione con un altro biologo (Paolo Varuzza), sta monitorando il territorio della macchia della Magona.  I richiami. «Con l'autorizzazione avuto dall'amministrazione comunale abbiamo avviato a Bibbona una serie di uscite di wolf howling - spiega Giustini - questo metodo di monitoraggio è il più utilizzato per la stima delle popolazioni di lupi. I lupi tendono a rispondere, infatti, con l'ululato al richiamo dei propri simili, specialmente in alcuni periodi dell'anno. È un modo per segnalare la propria posizione sul territorio al branco e faparte della loro naturale socialità».  Ululati e tracce. Tramite gli ululati registrati, ma anche con ululati "simulati" dai tecnici, i lupi vengono stimolati ad una naturale risposta, dando così la possibilità ai ricercatori di confermare la presenza ed il numero di questi animali sull'area esaminata. «In macchia della Magona abbiamo trovato molte tracce della presenza dei lupi - spiega ancora Giustini - in particolare le fatte, gli escrementi che i lupi utilizzano anche per segnare il territorio. Nell'80% delle nostre uscite di Bibbona i lupi hanno risposto ai nostri richiami».  Come si spiega, dunque, questo ritorno del lupo in Toscana e in una zona come quella di Bibbona. «Senza dubbio negli ultimi anni il numero di prede selvatiche delle quali il lupo si ciba sono nettamente aumentate nella nostra zona - spiega la biologa - in particolare i cinghiali e i caprioli. Il lupo attacca principalmente queste prede selvatiche per nutrirsi mentre solo in alcuni casi attacca prede domestiche, come i greggi di pecore».  Nessun pericolo per l'uomo. «Nella maniera più assoluta - spiega ancora Giustini - segnalazioni di attacco agli uomini non si sono mai state in Italia e il lupo, nei rari casi in cui incontra un uomo, scappa». Il pericolo, anche se di questo tipo di segnalazioni a Bibbona non si sono registrate, è legato piuttosto ai cani inselvatichiti. «Sono pericolosi perché a differenza del lupo non temono l'uomo e quindi possono anche attaccare - spiega ancora Daniela Giustini - non è il caso neppure degli ibridi, quindi esemplare per metà lupo e per metà cani selvatici, anche se questi rischiano comunque di far perdere la purezza della specie italica dei lupi».  Lupi, vero e falso. È falso che il lupo costituisca una minaccia per gli escursionisti: l'unico caso di aggressione all'uomo è stato segnalato nel 1942 in Canada e da parte di un branco di lupi malati di rabbia. È falso, poi, che al lupo piaccia uccidere (si vedano i casi di stragi di pecore). Il lupo, infatti, uccide solo le prede che occorrono per soddisfare il branco. In casi in cui gli attacchi agli animali domestici coinvolgano un numero grande di capi può essere legato a spazi ristretti e all'incapacità di quest'ultimi di reagire al predatore.  Falso anche che i lupi ululano per spaventare le prede e allontanare l'uomo. I lupi usano l'ululato per comunicare tra di loro e per avvisare altri branchi. Falsa, poi, anche la credenza che il lupo faccia scomparire gli animali selvatici. Il lupo è in stretto equilibrio con le popolazioni prede. Uccide solo quelle di cui ha bisogno per nutrirsi e questo contribuisce a mantenere in equilibrio sia la popolazione del predatore che quella della preda. Per questo, però, non sono particolarmente "amati" da allevatori e cacciatori. ALTRI SERVIZI A PAG. 12

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