Finanza
«Vittima di una vendetta»
Alessandro De Gregorio
◗
Carabinieri davanti al Comune, a destra Riccardo Del Ghianda Del Ghianda contrattacca: «Da quando uscii dal Pd...»
4 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. Non incassa in silenzio. Stavolta Riccardo Del Ghianda passa al contrattacco: «Mi hanno colpito per la mia uscita polemica dal Pd e la mia posizione su Rea e Redeco, ormai è chiaro. E quest'ultima storia della sospensione è l'ennesima dimostrazione. Intanto sul lavoro vengo mortificato, da un anno mi tengono lì senza far niente. Ma la bocca non me la tapperanno mai». Una reazione durissima quella del dipendente comunale indagato per truffa ai danni dello Stato e peculato in concorso con la sua superiore Edina Regoli. Entrambi fanno capo all'ufficio cultura del Comune e al museo archeologico di Palazzo Bombardieri (di cui la Regoli è direttrice). Del Ghianda, secondo le accuse, avrebbe utilizzato a fini personali una Fiat Punto e un Fiat Ducato del Comune con il benestare (e la copertura) della Regoli. Mercoledì l'ultimo capitolo giudiziario con la notifica a entrambi di un'ordinanza di interdizione dai pubblici uffici, firmata dal gip Antonio Pirato su istanza del pm Gianfranco Petralia che addirittura aveva chiesto i domiciliari. Una misura choc, che ha messo in moto anche la commissione disciplinare interna e quindi potrebbe produrre ulteriori conseguenze sul piano del lavoro. Del Ghianda non ci sta: «E' giunto il momento che si conosca la verità - dice - Io sono tranquillo, il mio comportamento da dipendente comunale è stato il medesimo da sempre. Ricopro un incarico che prevede di svolgere sul territorio attività legate alle iniziative museali e che, insieme alla mia responsabile Edina Regoli, mi portano a commissioni e relazioni esterne: basti pensare ai 39 laboratori didattici interni e ai 10 esterni al museo. In trent'anni mai un richiamo, mai un ordine di servizio, anzi ho sempre ricevuto apprezzamenti ed elogi soprattutto per il mio lavoro proseguito anche fuori dal normale orario, riconosciuto peraltro dai premi di produzione». Ora quel lavoro è sospeso e lui rischia di perderlo a causa, dice ancora Del Ghianda, «della mia presa di posizione pubblica nei confronti della situazione gestionale e politica del territorio che mi ha portato ad assumere posizioni critiche e di denuncia rispetto al settore dei rifiuti. Critiche che poi, purtroppo, sono risultate vere». Passo indietro. Del Ghianda, ex militante Pci, è sempre rimasto nel partito nelle sue evoluzioni in Pds, Ds e Pd. Finché non ne è uscito sbattendo la porta, definendo lo stesso Pd «un comitato di affari». Affermazioni che ribadisce anche oggi: «Non si poteva basare l'economia di un territorio sui rifiuti, sui proventi della discarica gestita da una Rea il cui 25% era in odore di infiltrazioni criminali. Quando lo dissi mi sentii rispondere che ci volevano le prove, fui minacciato di querela. Non sono mai stato querelato. Nel frattempo sono stati arrestati due soci privati (Faggiano e Gavioli di Enerambiente, ndr). Hanno provato a tapparmi la bocca, del resto basta vedere cosa stanno facendo con l'Idv (la delega sospesa dal sindaco all'assessore Luca Simoncini, ndr). E poi è arrivata la lettera anonima». Del Ghianda mostra un foglio scritto a macchina, indirizzato al comandante dei carabinieri. Dieci righe sgrammaticate in cui si accusano lui («è sempre in giro con il furgone del Comune per cose sue, prende in giro tutti e si vanta di quello che fa, dice che nessuno lo può toccare, andando nei magazzini nelle ore di lavoro») e Regoli («lo copre perché è come lui»). Da quella lettera, che si conclude con l'invito «parlatene con il sindaco», scattarono le indagini nell'estate 2010. «Sono stato pedinato come un criminale - prosegue Del Ghianda - fermato dai carabinieri anche quattro volte in un giorno manco fossi Riina e ora vengo pure sospeso. Ma io sono sereno. Anche se sto vivendo una situazione surreale: sono escluso da circa un anno dalle mie normali attività lavorative. Nel 2011, l'ho anche scritto nella relazione, mi è stato chiesto di fare un paio di fotocopie, una volta di spedire alcune lettere e stop. Le denunce subite e le vessazioni in atto mi vedono oggi ancora più convinto che mai, perché certe reazioni si manifestano solo quando si coglie nel segno». Intanto, attraverso l'avvocato Marco Caradonna, Del Ghianda annuncia di fare ricorso contro l'ordinanza del gip.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
