Finanza
Sel e Sinistra: «No ai conciliaboli»
Duro attacco dei due partiti di opposizione
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Sulla crisi di maggioranza arriva il fuoco di parte dell'opposizione. La Sinistra e Sel, infatti, mettono il dito nella piaga, accusando il Pd di avere fatto alleanze che ora si stanno dimostrando scomode e soprattutto accusando il lavoro dell'esecutivo. «Proprio mentre la giunta sta presentando ai cittadini un denso documento sugli impegni fin qui assolti - dicono Giacomo Luppichini, Giorgio Franconi, Nerina Monti e Mario Baldeschi - la maggioranza politica tra Pd e Idv che si era presentata agli elettori nel 2009, viene meno, per quanto possa tenere quella numerica. Non sappiamo, al momento, se e come la rottura si ricomporrà: l'Idv ha dimostrato spesso in questi tempi che strilla forte, ma è pronta poi a ritirarsi in buon ordine e rientrare nei ranghi. Per cui ci possiamo aspettare di tutto.
Ma, comunque vada a finire, le parole dette in una sede ufficiale e pubblica come il consiglio comunale sono destinate a pesare». I due partiti di opposizione proseguono. «La debolezza di questa amministrazione è sotto gli occhi di tutti e non c'è traccia, nel suo agire, di quella discontinuità con l'amministrazione precedente tanto esaltata in campagna elettorale; negativa in tema di valorizzazione del consiglio comunale e della partecipazione di base, nonostante le ampie assicurazioni fornite a suo tempo dal sindaco, ambigua sulla ripubblicizzazione dei servizi, debolissima nel settore dei lavori pubblici, incerta su quello dell'urbanistica, ma soprattutto debole nelle sue trattative con i poteri forti che pesano sul nostro territorio.
Si tratti di ferrovie o di autostrada, di rifiuti o di acqua o di ospedale, la giunta va a trattare con gli interlocutori senza confronto preventivo con le opposizioni e, soprattutto, con i cittadini. Salvo, poi, quando emergono i problemi e le soluzioni adottate si rivelano fragili e insufficienti, venire a cercare, a cose fatte, il conforto di un sostegno». L'intervento prosegue. «Questa autosufficienza della giunta, la sua sostanziale autoreferenzialità, sono state da noi puntualmente criticate in varie occasioni: dall'autostrada alla sanità, alla grottesca vicenda del sottopasso.
Oggi apprendiamo che anche nella maggioranza il confronto è latitante e si consuma una rottura appunto clamorosa. Non ne siamo contenti: fin dalla campagna elettorale ponemmo al centro della nostra proposta il tema della ricomposizione della sinistra alla guida del Comune chiedendo, al tempo stesso, una decisa inversione di rotta nella gestione della cosa pubblica. Non ci fu concesso e la questione rimane aperta. Vuole il Pd, che rappresenta la forza più consistente della ex maggioranza, cominciare una buona volta a discuterne? Staremo a vedere, ma nessuno pensi di poter mettere una pezza al problema tramite conciliaboli o trattative seminascoste.
I cittadini, soprattutto quelli che hanno votato la ex maggioranza, hanno diritto di sapere chi li governa. In consiglio si è consumata la rottura, in consiglio si deve tornare a discutere». Sibillina la replica di Francesco Fornai, capogruppo del Pd: «Per quanto riguarda il gruppo del Pd, non è interessato né a conciliabili né a trattative seminascoste e ci dispiace che i contatti avuti in passato possano essere così stati interpretati».
Ma, comunque vada a finire, le parole dette in una sede ufficiale e pubblica come il consiglio comunale sono destinate a pesare». I due partiti di opposizione proseguono. «La debolezza di questa amministrazione è sotto gli occhi di tutti e non c'è traccia, nel suo agire, di quella discontinuità con l'amministrazione precedente tanto esaltata in campagna elettorale; negativa in tema di valorizzazione del consiglio comunale e della partecipazione di base, nonostante le ampie assicurazioni fornite a suo tempo dal sindaco, ambigua sulla ripubblicizzazione dei servizi, debolissima nel settore dei lavori pubblici, incerta su quello dell'urbanistica, ma soprattutto debole nelle sue trattative con i poteri forti che pesano sul nostro territorio.
Si tratti di ferrovie o di autostrada, di rifiuti o di acqua o di ospedale, la giunta va a trattare con gli interlocutori senza confronto preventivo con le opposizioni e, soprattutto, con i cittadini. Salvo, poi, quando emergono i problemi e le soluzioni adottate si rivelano fragili e insufficienti, venire a cercare, a cose fatte, il conforto di un sostegno». L'intervento prosegue. «Questa autosufficienza della giunta, la sua sostanziale autoreferenzialità, sono state da noi puntualmente criticate in varie occasioni: dall'autostrada alla sanità, alla grottesca vicenda del sottopasso.
Oggi apprendiamo che anche nella maggioranza il confronto è latitante e si consuma una rottura appunto clamorosa. Non ne siamo contenti: fin dalla campagna elettorale ponemmo al centro della nostra proposta il tema della ricomposizione della sinistra alla guida del Comune chiedendo, al tempo stesso, una decisa inversione di rotta nella gestione della cosa pubblica. Non ci fu concesso e la questione rimane aperta. Vuole il Pd, che rappresenta la forza più consistente della ex maggioranza, cominciare una buona volta a discuterne? Staremo a vedere, ma nessuno pensi di poter mettere una pezza al problema tramite conciliaboli o trattative seminascoste.
I cittadini, soprattutto quelli che hanno votato la ex maggioranza, hanno diritto di sapere chi li governa. In consiglio si è consumata la rottura, in consiglio si deve tornare a discutere». Sibillina la replica di Francesco Fornai, capogruppo del Pd: «Per quanto riguarda il gruppo del Pd, non è interessato né a conciliabili né a trattative seminascoste e ci dispiace che i contatti avuti in passato possano essere così stati interpretati».
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