La manifestazione
«Cecina abbandonato e a rischio alluvioni»
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Lalveo del fiume Cecina ostruito dalla ghiaia e dalla vegetazione, a destra tronchi di albero rimasti addossati contro i piloni di un ponte Un lettore replica alla Comunità montana: pulite tutto l'alveo
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CECINA. «Dopo tutto quello che è successo prima ad Aulla e poi a Genova credo che sia doveroso che gli enti preposti si assumano le loro responsabilità e facciano qualcosa per la sicurezza del fiume Cecina». Lo ha anche scritto, Simone Esposito, pistoiese con una casa a Ponteginori. Una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata a Ministero dei trasporti, prefettura, Regione, Provincia, Comunità montana e Comune. Spedita qualche giorno prima del disastro idrologico che ha messo in ginocchio mezza Italia. All'appello, pubblicato dal Tirreno il 26 ottobre scorso, ha risposto solo la Comunità montana. «Il letto del fiume ormai è abbandonato - scriveva Esposito - Si sono creati nel corso del tempo terrapieni dovuti alla sedimentazione di materiale trasportato sui quali sono cresciuti dei veri e propri boschi. Un fenomeno non compatibile con la sicurezza delle persone. Una piena violenta potrebbe causare il cedimento dei terrapieni e portare a valle tutto quello che vi è cresciuto sopra». Uno scenario che riporta alla mente le immagini dei torrenti che si sono gonfiati, hanno distrutto e ucciso, dopo la bomba d'acqua delle scorse settimane. E proprio per la gestione e manutenzione di questi corsi d'acqua, oggi che non piove più, molti amministratori sono nell'occhio del ciclone. «È con questo spirito che ho voluto scrivere a più enti - spiega Esposito - proprio perché, anche se non accadrà mai, un giorno nessuno possa sostenere che era tutto a posto». Ma cosa ha risposto la Comunità montana a Esposito? «In relazione alle segnalazioni arrivate l'11 e il 18 ottobre (prima delle recenti alluvioni, ndr) si comunica che erano già state compiute azioni di mitigazione di rischio - precisa l'ente - in particolare il 12 febbraio 2011 quando si è provveduto alla rimozione dei materiali legnosi addossati alle pile del ponte sul Cecina sulla strada della Camminata». E poi si è proceduto al taglio «di tutti i pioppi sulla sponda sinistra del fiume che si presentavano secchi per un tratto a circa 250 metri a monte del ponte. Un intervento effettuato per evitare che, in caso di piena, le piante potessero muoversi e fermarsi sulle pile del ponte». Ma «non si è ritenuto di dover intervenire sui dossi di ghiaia» e «sulla vegetazione in golena, in quanto ha la funzione di rallentare la velocità dell'acqua limitando la forza erosiva», scrive la Comunità montana. «La vegetazione non è in golena ma sul letto del fiume - replica Esposito - e sostenere che questa circostanza sia favorevole va in contro le opinioni di tutti gli esperti in materia che vedono nelle barriere di qualsiasi genere un pericoloso ostacolo, un'origine di dighe naturali. E badate bene che il rischio non è solo per chi come i residenti di Ponteginori ha le case a ridosso del Cecina, ma anche per chi si trova vicino alla foce del fiume, dove tutti i sedimenti vengono trasportati». R.B.
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