Il Tirreno

Ping pong sulla cardiologia

Marco Cacci
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Il pubblico e i relatori medici: da sinistra in senso orario Chiesa, Testa, L’Abbate, Lavazza, Marzilli e Magagnini

Primo faccia a faccia tra Comitato pro ospedale e Asl

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CECINA. Non tanto un ritorno all'Utic, ma piuttosto la realizzazione di un'emodinamica anche a Cecina. Un solo reparto a Livorno potrebbe non bastare, visto che i tempi di trattamento nella cura dell'infarto del miocardio (Ima) possono fare la differenza tra la vita e la morte del paziente. A ragione del fatto che in un quadro in cui si parla di obbligo di tagli, non si può investire poi centinaia di milioni di euro in edilizia sanitaria (ospedale di Livorno), operando con la mannaia a Cecina e non solo sul numero di posti letto, ritirandosi da cure e prevenzione sul territorio, tra file interminabili al Cup o tempi lunghissimi per le prestazioni, mancanza di personale e attrezzature mediche.

Lo hanno ribadito giovedì sera i membri del comitato Pro ospedale di Cecina e i cittadini, forti di 17mila firme, nel corso del dibattito tra il dottor Ferruccio Chiesa, ex direttore dell'Utic, Antonio L'Abbate, direttore scientifico all'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e vari medici Asl, tra cui l'attuale direttore di cardiologia, Roberto Testa, il prof. Mario Marzilli della cardiologia di Pisa, e il direttore sanitario dell'azienda Luca Lavazza. A moderare il dibattito il giornalista del Tirreno Antonio Valentini.  Assente giustificato Don Reno, che ha inviato un videomessaggio e una lettera di sostegno e partecipazione ai presenti.  Dati alla mano. Chiesa ha difeso geograficamente e demograficamente l'emodinamica a Cecina, che tutelerebbe anche i vicini della Val di Cornia: fermo restando che a Livorno c'è un'emodialisi h24 con trattamento dell'infarto del miocardio con angioplastica primaria, vale il concetto della golden hour: l'ora d'oro entro la quale il paziente deve essere trattato. Si parla di 60 minuti che possono arrivare anche a 90. Tra Cecina a Livorno ci sono 38 km per un tempo di percorrenza di 36 minuti in ambulanza, ce ne vogliono 42 per Pisa. Qui Chiesa fa un ragionamento di sistema: da Piombino a Livorno ci vogliono 69 minuti, 54 per andare a Grosseto che così risulta più conveniente.  Il problema è che il percorso del paziente dal primo manifestarsi dei sintomi all'arrivo in ospedale non è ideale. Inoltre questi sono solo i tempi da Cecina. «E le decine e decine di minuti in più di chi arriva da tutto il territorio circostante?», si chiede Alessandro Lucibello Piani del Comitato. Se poi si vede la posizione dei reparti di emodinamica sulla cartina, si vede che all'interno del triangolo Livorno, Siena, Grosseto non c'è un solo ospedale attrezzato per il trattamento dell'Ima. 

Il dibattito.
La medicina pare comunque che non sia una scienza esatta a giudicare dai tanti interventi anche discordanti sull'efficacia della nuova rete idealizzata dall'Asl. Testa ha affermato che non ci sono stati cambiamenti rispetto all'Utic del dottor Chiesa, mentre lo stesso Lavazza ha detto che mantenere due emodinamiche è troppo costoso e che i modelli innovativi di telemedicina sono presenti in tutta la regione da anni, negando disegni riduttivi della cardiologia. Affermazioni che hanno suscitato cori molto vivaci di protesta da parte dei presenti. Il dottor Elio Venturini della cardiologia di Cecina ha accusato l'Asl della scomparsa della riabilitazione sul territorio.  A provare la bontà scientifica del nuovo progetto si è cimentato il direttore dell'emodinamica livornese, Enrico Magagnini, che ha affermato che nella maggioranza dei casi la fibrolisi e l'angioplastica possono essere effettuate a 2 e 24 ore di distanza dall'Ima. Ma tutto questo giustifica, si è chiesto il pubblico, la possibilità che ci sia una buona parte che possa correre rischi così elevati? A parte queste risposte tecniche l'Asl ha deluso la platea, è stata alla fine l'opinione sintetizzata da Lucibello Piani, perché sono mancate risposte concrete e non è stata data una visione d'insieme di quello che si vuole fare della sanità cecinese. Il pubblico ha anche accusato l'Asl di negare i fatti. A partire dai letti dell'Utic che sono finiti in medicina.  L'esperto. Paracadutato nel dibattito per un parere da esterno, esperto tra tanti esperti, il professor L'Abbate ha affermato la bontà dei modelli riorganizzativi improntati sull'intensità di cura, ha parlato di mediazione con i costi economici e ha anche sottolineato che i 90 minuti non sono quasi mai un muro insuperabile, dato che i tempi sono criticamente lunghi solo nella fase tra il manifestarsi dell'Ima e la chiamata al 118 del paziente. L'infarto non si riduce all'evento acuto ma a quali saranno le implicazioni future a 10-20 anni di distanza. Per L'Abbate l'attuale monitoraggio intraospedaliero a distanza dei pazienti, comunque, non è efficace. E soprattutto, dice il direttore di fisiologia clinica del Cnr, il discorso andrebbe affrontato solo in un quadro non contraddittorio di tagli economici obbligati, mentre qui ci sono investimenti per centinaia di milioni di euro per la realizzazione di un nuovo ospedale. 

I politici. C'erano anche loro e il ragionamento geografico e demografico di Chiesa sembra averli convinti. Il sindaco di Montescudaio Aurelio Pellegrini ha inviato un'email in cui ha affermato che la riorganizzazione voluta dalla Asl è in conflitto con gli impegni presi dalla Regione nella riunione di Firenze con i Comuni.  Il presidente della commissione consiliare cecinese sulla sanità, Francesco Musotto di Fli, ha affermato che Calamai non si è presentata ai loro ripetuti inviti. Il sindaco di Cecina Stefano Benedetti ha invitato l'Asl ha mantenere la subintensiva e al tempo stesso l'operatività h24 dell'Utic, ristabilendo i posti letto che attualmente non sono monitorati, oltre a far ripartire la riabilitazione cardiologica sul territorio.

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