Il Tirreno

Cronaca di una tragedia annunciata

Alessandro De Gregorio
Giuliana Massei
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Giuliana Massei

Sacchini aveva detto: «Devo risolvere questa situazione definitivamente»

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 ROSIGNANO. Rimossi i corpi, concluso il lavoro degli investigatori, nella villetta di via della Ragnaia 33 da ieri è calato un silenzio carico di angoscia. Eppure è come se si sentissero riecheggiare le due fucilate con cui Maurizio Sacchini (53 anni) lunedì mattina ha posto fine alla vita della madre Giuliana Massei (79) e poi alla propria. Due colpi sparati non in rapida successione, ma a distanza di 15-20 minuti: lo si è appreso ieri dalla polizia, che ha raccolto la testimonianza di alcuni vicini. E in quei minuti chissà quale tempesta interiore possa aver finito di divorare l'anima di Sacchini. Aveva appena ucciso la donna che lo aveva messo al mondo, ormai la risoluzione finale era avviata. Restava da portarla a termine con la propria esecuzione. E che fosse una risoluzione finale, cioè un progetto maturato in solitudine e condotto con terribile lucidità lo dimostrano anche le ultime affermazioni di Sacchini. Alla moglie Alessandra Donati l'uomo nei giorni scorsi aveva in qualche modo preannunciato cosa sarebbe avvenuto: «Devo risolvere questa situazione definitivamente, una volta per tutte». Una frase buttata lì, alla quale nessuno aveva dato peso né poteva darne. Chi poteva pensare a un epilogo così tragico? Eppure l'umore di Sacchini era diventato sempre più cupo.  I pezzi del mosaico sono stati già messi insieme, ne abbiamo scritto, gli investigatori confermano il tragico incastro. Sacchini da due anni aveva perso il lavoro, a un passo dalla pensione (aveva maturato 35 anni di contributi), a un'età in cui sei troppo vecchio per ritrovare un impiego stabile e troppo giovane per restarne privo. Non erano i problemi economici che lo preoccupavano: era una questione di dignità, di rispetto per se stesso. Maurizio quel rispetto lo stava perdendo giorno dopo giorno, rifiutava l'idea di non poter più contribuire. In famiglia cercavano di sostenerlo, di farlo sentire importante, lo circondavano di affetto. Ma non bastava. Come non bastavano i tranquillanti. Un quadro aggravato dai lutti, dalla morte dei suoceri. Troppo, nello stesso periodo. Un malumore accresciuto dalla gestione dell'anziana madre, quella donna un po' stramba alla quale volevano bene tutti ma che viveva in suo mondo particolare. Quella madre che frugava tra i cassonetti in cerca della legna con cui teneva accesa la stufa anche d'estate. Quella donna che ogni tanto ne combinava qualcuna e che solo lui avrebbe potuto accudire, in qualche modo arginare, in ogni caso tutelare. Non ha lasciato un biglietto scritto, Maurizio, ma quelle ultime frasi ora rimbombano più di un biglietto di addio: «Devo risolvere questa faccenda in modo definitivo».  Lo ha fatto imbracciando uno dei suoi tre fucili da caccia, un sovrapposto calibro 12. E' uscito di casa, alle Spianate, è salito in macchina e si è diretto in via della Ragnaia. La madre era a letto, forse non dormiva, sicuramente non si è resa conto. Un colpo alla testa a lei, poi un inferno di minuti prima di premere ancora il grilletto, stavolta con la canna appoggiata al proprio mento. Quindi i corpi, sfigurati, scoperti dalla moglie. Un caso aperto e subito chiuso.  Il sostituto procuratore Massimo Mannucci sta aspettando gli ultimi dettagli raccolti dalla polizia, la relazione del medico legale Alessandro Bassi Luciani e poi chiuderà questo fascicolo dove non ci sono carnefici. Solo vittime.  

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