Proteste
Spara alla madre e poi si uccide
Alessandro De Gregorio
Due colpi con un fucile da caccia, i cadaveri trovati dalla moglie
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ROSIGNANO. Ha puntato il fucile da caccia alla testa della madre e l'ha freddata nel letto. Poi si è seduto accanto a lei, ha rivolto la canna verso di sé e ha sparato ancora, uccidendosi. Due cartucce, due vite terminate. E' avvenuto ieri mattina a Castiglioncello, in via Ragnaia 33. Qui abitava Giuliana Massei, 79 anni, vedova. A toglierle e togliersi la vita è stato il figlio Maurizio Sacchini, 53 anni. L'uomo abitava con la moglie e la figlia lì vicino, alle Spianate. Tutti i giorni andava a trovare la mamma per portarle la spesa e accudirla. La moglie Alessandra Donati sapeva che Maurizio ieri mattina non era in casa e ha pensato che fosse da Giuliana. Era vero. Ma Sacchini ieri ci è andato con un fucile, uno di quelli che deteneva regolarmente essendo cacciatore. E ieri non era vestito da caccia. L'arma, calibro 12, l'ha nascosta in macchina. Giunto a metà di via Ragnaia ha svoltato imboccando il vialetto sterrato che conduce al civico 33. La casa, una monofamiliare su due piani, è immersa nel bosco, circondata da pini e lecci. Nessuno lo ha notato. E nessuno ha sentito. Sacchini ha parcheggiato davanti al muretto, è sceso imbracciando il fucile, è entrato in casa. La madre era a letto, questo lo confermano gli investigatori. Che dormisse non è certo, se è vero che un imbianchino ha visto la donna in fondo al vialetto intorno alle 10. Sacchini pare che sia arrivato intorno alle 10,30. Giunto in camera, l'uomo ha sparato un colpo a bruciapelo alla testa della donna, uccidendola all'istante. Dopo l'omicidio, il suicidio. Nel solito modo. A scoprire i corpi è stata la moglie di Sacchini, che non vedendolo rientrare a pranzo e non riuscendo a contattarlo al cellulare, ha pensato che fosse dalla suocera. Non si aspettava certo di trovare quella scena. Erano le 13,30. Alessandra Donati ha chiesto aiuto, ha telefonato al 118 e al 113. Sul posto un'ambulanza della Pubblica assistenza, la polizia, i carabinieri, i giornalisti. La scena del delitto è stata sigillata per consentire alla scientifica di eseguire i rilievi. Hanno proceduto alle indagini la squadra mobile di Livorno e l'anticrimine del commissariato di Rosignano. Il loro rapporto è finito sul tavolo del sostituto procuratore Massimo Mannucci insieme a quello del medico legale Alessandro Bassi Luciani. Non è stata richiesta l'autopsia, ritenendo sufficiente l'esame esterno dei cadaveri eseguito dall'anatomopatologo. Sul movente, sono possibili solo supposizioni. Sacchini (a quanto pare) non ha scritto biglietti di addio, non ha spiegato, lasciando aperte tante ipotesi e possibili ricostruzioni. Tante, ma che conducono tutte a una conclusione: la disperazione, una sorda depressione, forse persino la pietà; e un senso di inadeguatezza, di frustrazione. Sacchini un paio di anni fa aveva perso il lavoro. Era capo magazziniere alla ditta di forniture edili La Mattonella di Milazzo, alle Morelline. Era il braccio destro del capo. La cassa integrazione e il successivo licenziamento dovuti alla crisi dell'azienda, poi chiusa, lo trasformarono in un cinquantenne disoccupato con moglie e figlia da mantenere. Ma chi conosce la famiglia assicura che ad angustiarlo non fossero i problemi economici. Maurizio si era incupito, non riusciva più a vedere la luce in fondo al tunnel, si sentiva minato nell'autostima. Nello stesso periodo aveva visto morire la suocera e il suocero, che vivevano nell'appartamento accanto al suo. Dolori, perdite. E poi quella madre «difficile» cui star dietro. Giuliana a Castiglioncello la ricordano tutti con affetto e tenerezza. Ma averne cura richiedeva molto impegno. Molto impegno e molta pazienza che, forse, Maurizio non possedeva più. Giuliana era un po' particolare. Ad esempio non aveva mai voluto «il gas in casa», cioè l'allacciamento del metano, per paura di saltare in aria. Preferiva una stufa a legna che teneva accesa persino d'estate. E la legna usciva a procurarsela tutti i giorni. Nel bosco o tra i cassonetti. Maurizio non voleva che lo facesse, così come non voleva che trascurasse se stessa e la sua casa, non voleva che combinasse guai in giro. E non voleva che il fardello di quella povera donna restasse a gravare sulle spalle di altri. Forse è ciò che ha pensato quando, ieri mattina, ha estratto il fucile dalla rastrelliera ed è uscito con la morte nel cuore. Per poi abbracciarla, la morte, insieme alla sua mamma.
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