Sicurezza
In carcere il socio privato di Rea
Arrestato Gavioli (Enertech), manette bis anche per Faggiano
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ROSIGNANO. Stavolta sono stati arrestati tutti e due: Giovanni Faggiano e Stefano Gavioli. Ai domiciliari Faggiano, ex amministratore delegato di Enerambiente ed ex membro del cda di Rea (la società veneta detiene il 24% delle quote dell'azienda rosignanese); in carcere Gavioli, colui il quale subentrò proprio a Faggiano nel cda di Rea. Sono stati arrestati insieme ad altre tre persone nell'ambito di un'inchiesta su presunte irregolarità fiscali e violazioni ambientali nella gestione della discarica di Catanzaro. Nel corso dell'operazione, compiuta da finanza e carabinieri del Noe, sono stati sequestrati beni per 12 milioni.
Gavioli (54 anni, di Venezia), proprietario della società Enertech, è finito in carcere insieme al direttore tecnico Loris Zerbin. Faggiano a sua volta (52 anni, di Brindisi, amministratore di una delle società del gruppo Enertech) ha ottenuto i domiciliari come Giancarlo Tonetto ed Enrico Prandin. Un commercialista e un tecnico Eneterch inoltre sono stati sottoposti all'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Abigail Mellace, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e del sostituto Carlo Villani. Agli arrestati vengono contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere finalizzata all'evasione fiscale e alla violazione delle norme ambientali. Già nei mesi scorsi la Enertech, che gestisce la discarica di Catanzaro, era stata al centro di inchieste. Il direttore tecnico Zerbin riteneva che quella discarica fosse un «affare che è una miniera d'oro». La frase emerge dalle intercettazioni telefoniche riportate nell'ordinanza.
A maggio Zerbin, in una conversazione telefonica con un suo conoscente, afferma che Gavioli aveva «dilapidato tutti gli importi conseguiti, utilizzandoli ad altri fini, tanto che non disponeva del denaro necessario neppure per avviare i lavori di ampliamento della discarica». «E siccome la fatturazione di Catanzaro non basta ad alimentare questo giro qua, perché non sono 600mila euro di utile, sono 600mila euro con un utile onesto e buono, di 30%, no? ma il resto delle spese, porco di un giuda! E allora se li hai li devi spendere! Allora, 200mila te li puoi anche tirare fuori da Catanzaro, ma gli altri 400 li devi spendere! Questo, non ce li ha... questo non c'ha i soldi per fare l'intervento della discarica. Sono riusciti a partire adesso con quattro lavori del cazzo... no?... E allora e non la finiremo in tempo, in ogni caso, perché è ovvio, se partito con un anno e mezzo di ritardo.... allora, non hai i soldi per finire un affare che è una miniera d'oro».
La discarica di Catanzaro insomma era considerata un affare da «miniera d'oro» attraverso il quale, pur violando ogni norma ambientale, si riusciva a evadere il fisco per milioni di euro. Dalle indagini è emerso un sistema di società, costituite come scatole cinesi, attraverso le quali avveniva l'evasione. A organizzare il raggiro sarebbe stato Gavioli. Nonostante i debiti col fisco l'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale aveva liquidato somme per circa 3 milioni alla Enertech. Per questa vicenda erano già stati indagati ad agosto il commissario Melandri e l'ex sub-commissario ed attuale assessore regionale Francesco Pugliano. Una seconda parte dell'inchiesta riguarda le presunte violazioni delle norme ambientali commesse dalla Enertech. In particolare i carabinieri hanno accertato che il percolato prodotto nella discarica finiva nel fiume Alli e successivamente nel mare Jonio.
L'avvocato Faggiano a luglio era stato già arrestato dalla Digos e dalla guardia di finanza di Napoli per estorsione e corruzione insieme a Corrado Cigliano, capocantiere di Enerambiente. Faggiano nell'agosto 2010 lasciò l'incarico all'interno del cda di Rea su richiesta del sindaco Alessandro Franchi, visto che il dirigente era stato condannato in primo grado per reati contro la pubblica amministrazione. Al suo posto subentrò Gavioli.
Gavioli (54 anni, di Venezia), proprietario della società Enertech, è finito in carcere insieme al direttore tecnico Loris Zerbin. Faggiano a sua volta (52 anni, di Brindisi, amministratore di una delle società del gruppo Enertech) ha ottenuto i domiciliari come Giancarlo Tonetto ed Enrico Prandin. Un commercialista e un tecnico Eneterch inoltre sono stati sottoposti all'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Abigail Mellace, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e del sostituto Carlo Villani. Agli arrestati vengono contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere finalizzata all'evasione fiscale e alla violazione delle norme ambientali. Già nei mesi scorsi la Enertech, che gestisce la discarica di Catanzaro, era stata al centro di inchieste. Il direttore tecnico Zerbin riteneva che quella discarica fosse un «affare che è una miniera d'oro». La frase emerge dalle intercettazioni telefoniche riportate nell'ordinanza.
A maggio Zerbin, in una conversazione telefonica con un suo conoscente, afferma che Gavioli aveva «dilapidato tutti gli importi conseguiti, utilizzandoli ad altri fini, tanto che non disponeva del denaro necessario neppure per avviare i lavori di ampliamento della discarica». «E siccome la fatturazione di Catanzaro non basta ad alimentare questo giro qua, perché non sono 600mila euro di utile, sono 600mila euro con un utile onesto e buono, di 30%, no? ma il resto delle spese, porco di un giuda! E allora se li hai li devi spendere! Allora, 200mila te li puoi anche tirare fuori da Catanzaro, ma gli altri 400 li devi spendere! Questo, non ce li ha... questo non c'ha i soldi per fare l'intervento della discarica. Sono riusciti a partire adesso con quattro lavori del cazzo... no?... E allora e non la finiremo in tempo, in ogni caso, perché è ovvio, se partito con un anno e mezzo di ritardo.... allora, non hai i soldi per finire un affare che è una miniera d'oro».
La discarica di Catanzaro insomma era considerata un affare da «miniera d'oro» attraverso il quale, pur violando ogni norma ambientale, si riusciva a evadere il fisco per milioni di euro. Dalle indagini è emerso un sistema di società, costituite come scatole cinesi, attraverso le quali avveniva l'evasione. A organizzare il raggiro sarebbe stato Gavioli. Nonostante i debiti col fisco l'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale aveva liquidato somme per circa 3 milioni alla Enertech. Per questa vicenda erano già stati indagati ad agosto il commissario Melandri e l'ex sub-commissario ed attuale assessore regionale Francesco Pugliano. Una seconda parte dell'inchiesta riguarda le presunte violazioni delle norme ambientali commesse dalla Enertech. In particolare i carabinieri hanno accertato che il percolato prodotto nella discarica finiva nel fiume Alli e successivamente nel mare Jonio.
L'avvocato Faggiano a luglio era stato già arrestato dalla Digos e dalla guardia di finanza di Napoli per estorsione e corruzione insieme a Corrado Cigliano, capocantiere di Enerambiente. Faggiano nell'agosto 2010 lasciò l'incarico all'interno del cda di Rea su richiesta del sindaco Alessandro Franchi, visto che il dirigente era stato condannato in primo grado per reati contro la pubblica amministrazione. Al suo posto subentrò Gavioli.
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