Attenzione
Acqua potabile, indaga la Procura
Valentina Landucci
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La Procura di Livorno ha aperto unindagine sulle quantità di boro e arsenico contenuti nellacqua potabile della provincia Aperta un'inchiesta sui quantitativi di boro e arsenico in provincia
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CECINA. Finiscono nel mirino della procura di Livorno e degli uomini del Roan (il reparto aereonavale della Guardia di finanza) i quantitativi di boro e arsenico nell'acqua della Bassa Val di Cecina, come nel resto della provincia di Livorno, compresa la Val di Cornia e l'Elba. Da settimane il personale delle Fiamme Gialle sta lavorando per fare chiarezza su un'anomalia che a più riprese ha tenuto banco nell'ultimo anno, creando qualche preoccupazione anche tra i cittadini: il fatto che dalle tubature pubbliche arrivi nelle case acqua potabile solo in virtù di una deroga ministeriale che sarà valida fino al dicembre del 2012. Un termine - stabilito dall'Unione europea - entro il quale o si metteranno in campo le soluzioni tecniche necessarie a depurarla del boro e dell'arsenico in eccesso o l'acqua non sarà più potabile. L'avvio dell'inchiesta è confermato dagli stessi vertici di Asa, l'azienda che gestisce il servizio idrico integrato sul territorio della provincia di Livorno. E non si può dire che magistrati e finanzieri siano stati accolti a braccia aperte. «Se la procura pensa di saper fare meglio il nostro lavoro faccia lei i progetti - afferma il presidente di Asa, Fabio Del Nista - se significherà ritardare ulteriormente interventi necessari mi auguro che se ne assuma la responsabilità». Uno dei filoni del'indagine, infatti, riguarda proprio le progettazioni di Asa per la realizzazione di impianti in grado di abbattere boro e arsenico nell'acqua. Ventitre milioni di euro di investimenti da portare a termine a tempo di record vista la scadenza imposta dall'Ue. «Quest'acqua esce così dalle fonti da 3mila anni - tuona Del Nista - a me interessa risolvere i problemi e non sono pochi visto che le progettazioni e i lavori devono fare i conti con vincoli urbanistici, socio sanitari e ambientali. Senza contare gli aspetti finanziari. Abbiamo lavorato a spron battuto, abbiamo fatto i progetti, cercato di reperire le risorse. Qui invece si va ad aprire un indagine su un progetto prima che venga realizzato. Noi stiamo lavorando per risolvere il problema. Mi chiedo: volete che venga risolto o che la situazione resti così?». L'azienda, in altre parole, teme che l'inchiesta, finalizzata anzitutto a verificare la qualità dell'acqua che arriva nelle case, sia un intralcio al percorso intrapreso. «Il fatto che un qualche turista tornato dalle vacanze sporga querela e poi si apra un'inchiesta su queste cose è veramente preoccupante - continua il presidente di Asa - se è trapelato qualcosa, poi, vuol dire che nemmeno la Procura e la Guardia di finanza sono al di sopra di ogni sospetto». Al momento non risultano indagati, ma il lavoro del personale specializzato delle Fiamme Gialle va avanti e non riguarda solo le progettazioni. Già nei prossimi giorni, partendo dall'Elba per poi spostarsi in Val di Cornia, a Cecina e fino a Livorno, saranno effettuati controlli dettagliati sul contenuto dell'acqua pubblica. Uno dei filoni dell'indagine, infatti, riguarderebbe nello specifico i livelli di boro e arsenico rispetto ai quali la deroga ministeriale consente sì degli sforamenti ma comunque entro certi limiti. L'indagine, inoltre, sembra finalizzata a verificare se il sistema delle autorizzazioni in deroga, valido per la potabilità dell'acqua che arriva nelle case, sia altrettanto applicabile alla filiera delle produzioni alimentari, cioè se quell'acqua poteva essere legalmente utilizzata dal barista per fare un caffè o dal fornaio per impastare. «Non intendo addentrarmi in una questione come questa - commenta in proposito il presidente di Asa, Fabio Del Nista - anche se non vedo quale sia la responsabilità della nostra azienda là dove dovesse emergere un problema del genere sulle deroghe».
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