Sicurezza
Cade il vincolo della gestione unitaria con l’albergo. L’assessore Carli: «Lo ha stabilito la Regione»
Via libera alle case vacanze
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L’assessore Giamila Carli e la seduta di ieri in consiglioOk alla variante per le norme tecniche. Il Pdl accusa: «Turismo penalizzato»
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CECINA. Cade il vincolo della gestione unitaria di alberghi e case vacanze. Significa che, oltre ad essere venduti separatamente, gli appartamenti estivi (le Cav sono classe A e quindi, a tutti gli effetti, alloggi) potranno essere gestiti autonomamente e non - come previsto in origine - da chi gestisce la struttura turistica. L'amministrazione comunale porta all'approvazione del consiglio una variante generale alle nta (norme tecniche di attuazione) del regolamento urbanistico che l'opposizione contesta duramente. Giamila Carli, assessore all'urbanistica, spiega che così vuole la Regione. «Non è più possibile - dice l'assessore - realizzare Cav in aree ad esclusiva destinazione turistico-ricettiva. Concetto questo che di fatto elimina la gestione unitaria della struttura ricettiva e delle case vacanze che noi avevamo imposto nelle norme». Ma ribadisce il principio, sancito dalle nuove norme tecniche approvate, secondo cui chi realizza un albergo o un investimento turistico oltre 800 metri quadrati può realizzare fino ad un terzo di case vacanze. «E resta fermo - ricorda Carli - il vincolo dei 20 anni». Paolo Barabino, capogruppo del Pdl, che già in fase di adozione era stato particolarmente critico sui criteri che spalancavano le porte alle case vacanze sul territorio, accusa: «Se la Regione voleva cercare un rimedio, bene: è il caso di dire che stavolta il rimedio è anche peggiore dello strappo. Così si è fatto un grandissimo guazzabuglio. Se proprio si voleva andare incontro all'imprenditoria privata si poteva fare diversamente». In sostanza Barabino sostiene che adesso chiunque, su un'area turistica e residenziale, voglia costruire albergo e case vacanze (a meno che non sia un Paperone) comincerà dalle case, per poi venderle e incamerare liquidità. E magari se le risorse non ci sono l'albergo resterà solo sulla carta. Insomma, la norma offrirebbe il destro ad un'attività speculativa senza ritorni sul territorio. E quella che era stata ribattezzata «salvalberghi», si trasformerebbe solo ed esclusivamente in un'opportunità per qualche imprenditore un po' in affanno per tirare il fiato e condurre in porto investimenti promessi, avviati e poi ristagnanti per la crisi (vedi l'operazione Lido a Marina). Per Barabino questa norma «favorisce chi vuole costruire e vendere Cav», con un rischio. Che, se è vero che non si può prendere la residenza e che c'è un vincolo di 20 anni, non è poi tanto remoto che, a tempo debito, questi alloggi diventino a tutti gli effetti residenza. In consiglio, ieri mattina, il dibattito è stato composto ma acceso. Si è discusso anche di turismo e di offerta anche «più accessibile a tutti». Ma lo scontro, sulle nuove norme, non si è sanato.
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