Il dolore
Salari e organizzazione del lavoro: le rsu proclamano lagitazione e minacciano scioperi
Solvay, stop agli straordinari
Marco Cacci
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Lo stabilimento Solvay e, sotto, Marco Baldini coordinatore Rsu Bloccati fino al 2 dicembre dopo il no dell'azienda sull'integrativo
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ROSIGNANO. Da lunedì prossimo i lavoratori Ineos-Solvay entreranno in stato di agitazione, in tutto lo stabilimento e nei cantieri, con il blocco degli straordinari. Si andrà avanti fino al 2 dicembre, data entro la quale, se la direzione della fabbrica non riterrà opportuno sedersi al tavolo della contrattazione sindacale e riprendere la trattativa, le rappresentanze sindacali unitarie arriveranno a dichiarare uno sciopero dell'intero stabilimento. Lo stato di agitazione arriva dopo che la discussione, avviata con Solvay lo scorso giugno dalle sigle di comparto dei maggiori sindacati, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, arrivando a un punto di rottura, ha visto queste ultime prendere coscienza di "essere state messe all'angolo - affermano le Rsu - su un pacchetto di richieste del tutto lecite a fronte di impegni da noi assunti in passato per la produttività aziendale". Solvay, in pratica, "vorrebbe decidere tutto da sola". I punti di criticità elencati dal coordinatore delle Rsu Ineos-Solvay e delegato Cgil Marco Baldini sono chiari: le trattative sono bloccate sul rinnovo dei premi di partecipazione, sull'indicizzazione dei premi fissi per adeguarli all'inflazione, su un pacchetto di investimenti di ammodernamento delle vecchie fabbricazioni, anche per la sicurezza di chi vi lavora in appalto, oltre alla riorganizzazione del lavoro nella stessa sodiera e nel reparto amministrativo (progetto Horizon), da unire con nuovi inquadramenti per una riclassificazione del personale che è ferma in alcuni casi da 10-15 anni, nonostante le posizioni siano state oggetto di cambiamenti. «Eppure - dicono dalle Rsu - se scendiamo nei dettagli vediamo che si tratta di adeguamenti nell'ordine di 22-24 euro lordi dopo anni di stop, oppure di riorganizzazioni a costo zero». Ma al centro della questione c'è anche il fatto che Solvay, 650 dipendenti, 1500 con l'indotto, negli ultimi quattro anni ha visto un saldo negativo del personale di circa 100 unità. Insomma, a fronte dei pensionamenti le assunzioni sarebbero state troppo limitate. Questo avrebbe determinato, per le Rsu, "un aumento del carico di lavoro sugli attuali dipendenti non adeguatamente remunerato". Inoltre a preoccupare i sindacati c'è anche la questione del blocco dell'estrazione del salgemma in Alta Valdicecina, che riveste "un ruolo chiave nell'esistenza della fabbrica". Il punto rimane che i delegati, con Baldini c'erano Stefano Strabone di Uil, Silvano Benvenuti di Ugl, Alessandro Lami di Cgil, Bruno Grassi e Gabriele Burgalassi di Cisl, sono amareggiati "per l'atteggiamento di chiusura totale della direzione Solvay", che con gli anni, si sussurra sottovoce, sta perdendo quella sua storica peculiarità di legame con il territorio e con la contrattazione sindacale. «Con l'arrivo della crisi - affermano i delegati - alcuni anni fa abbiamo stipulato con l'azienda tutta una serie di accordi per andare incontro alle esigenze legate alla produttività. Credevamo che a questo punto anche la direzione potesse venirci incontro. È auspicabile un ritorno al tavolo delle trattative, ma in mancanza di un preciso piano industriale e di risposte concrete - ribadiscono con forza i sindacati - l'unica cosa che potremo fare sarà proclamare lo sciopero il prossimo 2 dicembre».
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