Finanza
Braccio amputato, via al processo
Federico Lazzotti
Cinque medici alla sbarra per la vicenda del portiere Daniel Priami
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LIVORNO. Dall'11 novembre all'11 novembre di 5 anni più tardi. Per capire la vita di Daniel Priami si deve procedere al contrario e poi andare avanti fino a ieri per trovare un equilibrio. Daniel nel 2006 è il promettente portiere degli Juniores del Cecina calcio, quando viene operato d'urgenza in seguito a uno scontro di gioco per effettuare l'amputazione del braccio destro a causa di una frattura. Frattura degenerata prima in un'infezione ischemica e sfociata poi in cancrena. Ieri a distanza di cinque anni si è svolta la prima udienza a carico dei cinque medici che tra il 28 e il 31 ottobre visitarono il paziente tra gli ospedali di Cecina e Livorno agevolando - è la tesi del pubblico ministero - il drammatico epilogo che ha costretto un ragazzo di 18 anni a leggere improvvisamente la vita in un altro verso. L'accusa è di lesioni colpose gravissime. La vicenda giudiziaria legata alla storia del giovane va avanti da tempo. Il pm che si occupò di una prima inchiesta aveva chiesto l'archiviazione perché «le perizie escludevano un nesso tra l'operato dei medici e l'infezione che portò all'amputazione». Ma l'avvocato del ragazzo, Massimo Tuticci, presentò opposizione e nel marzo scorso il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta disponendo nuove indagini. Infine in estate il pm decise per la citazione diretta a giudizio alla quale sono state ammesse le parti civili, vale a dire lo stesso ragazzo e i suoi genitori. Secondo la ricostruzione del pm Luca Masini «il primo errore» fu compiuto al pronto soccorso dell'ospedale di Cecina dove il 28 ottobre il giocatore arrivò in seguito al brutto infortunio subìto mentre era impegnato in una partita a Guardistallo. Alessandro Volk, 57 anni, medico ortopedico, visitò il giovane diagnosticando la rottura scomposta del braccio destro e ridusse la frattura. Al termine di queste operazioni bloccò il braccio con una doccia gessata e dimise il diciottenne «omettendo - si legge nel capo d'imputazione - di prescrivere un immediato intervento chirurgico nonché di effettuare l'accurata detersione dei tessuti». Il giorno successivo Daniel accusa un dolore al braccio e stavolta si presenta al pronto soccorso di Livorno dove Angelo Mesolella, 56 anni, medico di accettazione, e l'ortopedico Angiolo Baldetti, 49, diagnosticano un'intolleranza al gesso. I due aprono il bendaggio fino al polso e prescrivono l'intervento per il 2 novembre a Cecina prima di dimettere il giovane, prescrivendo degli antidolorifici e rimandando a due giorni dopo un nuovo controllo. Secondo l'accusa, in questo modo, avrebbero «agevolato l'ischemia e l'infezione». Gli ultimi due medici indagati sono Chiara Iozzi, 36 anni, e Paola Ciacalli, 47. Queste ultime visitarono Daniel il 31 ottobre quando il braccio del diciottenne «era viola e le dita della mano non si muovevano». Nonostante questo le due dottoresse aprirono il gesso e dimisero il paziente «non diagnosticando l'evidente iniziale sindrome ischemica all'avambraccio e della mano del paziente». Il giovane - secondo il pm - doveva essere ricoverato e sottoposto a ulteriori esami. Dopodiché doveva essere operato. La situazione invece degenerò e Daniel venne sì operato ma solo una settimana dopo quando gli venne amputato il braccio. Durante l'udienza di ieri i medici Chiara Iozzi e Angelo Mesolella hanno scelto il rito abbreviato e in caso di condanna avranno uno sconto di pena di un terzo. Per gli altri tre imputati la prossima udienza è stata fissata per il 16 marzo.
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