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Quel presidio sul Tirreno

Un esterno della torre di Vada
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Un esterno della torre di Vada

La Torre di Vada torna all'antica bellezza

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 VADA. La Torre di Vada, attraverso il tempo, ha subito mutamenti di forma e di funzione; costruita nel XIII secolo, è stata devastata, quasi distrutta, ricostruita e ristrutturata sia nel tempo antico che in epoca moderna, dopo la seconda guerra mondiale. L'ultimo restauro risale a circa 16 anni fa. Oggi la Torre ristrutturata è solenne nel suo spazio solitario e il suo fascino deriva dalle sue grandi e forti mura di pietra e dalla sua architettura armonica lineare.  Siamo in pieno medioevo, mentre il porto di Vada era sotto il dominio della repubblica Pisana quando si può segnare la sua nascita: 1284. La sua costruzione fu opera dei Pisani. Fu una delle tante torri edificate in quel tempo lungo il litorale e il suo primo ruolo fu quello di vigilanza dello scalo marittimo di Vada.  Essa ebbe per lungo tempo una importanza strategica, tanto che la sua vita non fu per niente tranquilla. Subì assalti da parte dei fiorentini, genovesi, milanesi durante i loro tentativi di impadronirsi del porto di Vada nelle lotte contro Pisa. Infine nella prima metà del XV secolo, (1452/53) gli aragonesi di Napoli la rovinarono in parte, incendiandola, prima di abbandonare la zona nelle mani dei Fiorentini.  Nel 1400 e 1500 compaiono nei nostri mari le agili e veloci fruste dei pirati che recano morte e devastazione sulle nostre coste. Sono i Saraceni del Califfo Abu Faus di Tunisi e i Turchi dell'Ammiraglio Dorghut e dell'ammiraglio Koyer-el-Din, soprannominato Ariademo Barbarossa, dal colore della barba. Questi ultimi costituirono una vera calamità per la zona per le loro imprese spietate e crudeli. Per difendersi da questo flagello, Cosimo I dei Medici, granduca di Toscana dal 1569 al 1574, fece fortificare le coste "seminando" di fortezze tutta la Toscana. Tali fortificazioni, veri monumenti di forza difensiva erano realizzate su disegno del celebre architetto Ammannati. Cosimo I fece ricostruire e fortificare anche la Torre di Vada, data la sua importanza a difesa del porto e dell' entroterra. Per facilitare l'approdo delle imbarcazioni nel difficile porto vadese, la Torre aggiunse al suo ruolo di difesa anche la funzione di faro. Questo faro ha funzionato fino ai giorni nostri quando ormai la Torre aveva perso ogni funzione di vigilanza costiera. La Torre-Faro terra divenne dipendente dalla Marina di La Spezia, che, ogni tre anni, inviava per un'ispezione del faro un comandante di fregata e di Vascello. Spenta ogni luce, le mura della Torre ci parlano ancora. Da una botola al primo piano ci caliamo attraverso una scaletta fino al suo piano terra. Eccoci in un posto buio, rischiarato a fatica dalla luce che penetra dalle finestrine strette; siamo arrivati in una antica prigione. La Torre è stata anche un luogo di costrizione e di pena. L'ultimo fanalista, Bruno Quintavalle ha raccontato che quando era bambino ha visto le mura di questo luogo piene di scritte poco leggibili e di macchie di sangue. Sopra il fossato vi era un ponte, tuttora esistente, a tre arcate che univa la Torre al fabbricato caserma dove fino a pochi anni fa vi era la Guardia di Finanza e adesso è abitata dagli stessi finanzieri. Questo ponte adesso è sostituito da una passerella in ferro che collega la Torre con la via di Marina. La terrazza è rimasta fino all'ultimo restauro ci circa 15 anni fa eseguito dal Comune e dalla Solvay in cui la Torre è stata ripristinata con il suo tetto originale ed è stato creato, nei locali appartamento del fanalista, un ampio e funzionale salone munito di finestroni da cui si spazia un panorama bellissimo da Livorno a Piombino isole comprese. I fanalisti della Torre non furono molti, il primo fanalista fu il nonno di Tito Neri ma nei tempi più recenti il personaggio più caratteristico dei fanalisti è stato Giovanni Quintavalle detto Nanni che ha retto il Faro di Vada per molti decenni e che curava anche il funzionamento del Fanale sulle Secche di Vada costruito nel 1278 e tutt'oggi in efficienza. Nanni, figura caratteristica di Vada, andò in pensione nel 1967 e fu sostituito dal figlio Bruno (ultimo fanalista) da poco scomparso. Il faro della Torre di Vada fu definitivamente spento nel 1977».  Una moderna funzione della Torre oggi deve rendere ragione al carico di storia che questo monumento porta con sè. Si tratta di un patrimonio storico, architettonico e paesistico da salvaguardare e, soprattutto, da far "rivivere" in modo coordinato e organico. In accordo con la sua storia, con le sue caratteristiche geografiche ed architettoniche la Torre si può ancora porre come punto di riferimento di un territorio e punto privilegiato di osservazione, dall'osservazione sull'ambiente, all'osservazione sulla storia costiera. Forse oggi i computer e le altre tecnologie sostituiranno le antiche feritoie, ma la Torre tornerà a guardarsi intorno, e ad essere nuovamente in rapporto perché i due aspetti non possono essere scissi. Roberto Creatini (documentazione Quaderno Vadese n. 3 di Brunella Vallini Colombini e riflessioni di Edina Regoli, direttrice del Museo).

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