Il Tirreno

«No all'istituto comprensivo»

«No all'istituto comprensivo»

Lettera del consiglio del 2º circolo didattico a Regione e sindaco

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ROSIGNANO. È un documento molto critico e duro quello che il consiglio del secondo circolo didattico della scuola Carducci ha inviato al vice presidente della Regione Stella Targetti, al sindaco di Rosignano Alessandro Franchi e all'assessore all'Istruzione Elena Ciaffone. Un documento in cui si esprime grande preoccupazione per l'ipotesi di un unico istituto comprensivo che di fatto cancelli e mortifichi l'autonomia dell secondo circolo didattico.
Di questo si parlerà nell'assemblea convocata stasera all'auditorium di piazza del Mercato. Col consiglio del 2° circolo, rappresentato da insegnanti e genitori, che chiede precise garanzie per il futuro. Sull'ipotesi di riorganizzazione della rete scolastica nel nostro territorio (prevista dalla legge 111/2011), i compenenti di questo organismo ritengono necessario aprire una discussione «sul senso pedagogico degli istituti comprensivi perché, se positivi in alcune realtà, in una realtà organizzata e strutturata come quella di Rosignano Marittimo non si crede che lo siano».
Si parla della costituzione di istituti comprensivi cosi come è scritta nella finanziaria «assolutamente astratta» che «non tiene conto della complessità sociale e geografica del territorio. Cosa invece molto importante considerati i gradi di scuola di cui si parla e le fasce di età degli alunni interessati». «Inoltre - afferma il consiglio di circolo - ciò prefigura la costituzione di istituti la cui gestibilità è di dubbia efficacia. L'istituto comprensivo nasce e si basa su un'idea di progetto didattico che fa della continuità tra il primo e il secondo ciclo un punto qualificante dell'intera struttura formativa e non può essere contraddetto da una concreta ingestibilità sul piano organizzativo che punta invece ad una moltitudine di plessi, piuttosto che ad una istituzione organicamente inserita nel territorio». E ancora si ritiene che questa riorganizzazione colpisca alla radice il concetto di autonomia scolastica. «La dirigenza cambia di natura - si afferma -. Al dirigente scolastico viene attribuita una funzione meramente burocratica e amministrativa che non prevede interventi nella progettazione pedagogica e didattica e per la quale non serve il rapporto con il personale». Si teme che il piano possa produrre come effetto «nuovi tagli al personale (dirigente scolastico, docenti, assistenti amministrativi e collaboratori scolastici)» indebolendo le scuole pubbliche a unico beneficio delle scuole private.
E si conclude: «Al governo che cerca di imporre l'accorpamento delle scuole per mere esigenze di risparmio, con l'effetto di ridurre l'offerta formativa e la sua articolazione e fruibilità sul territorio, dobbiamo noi tutti rispondere con una larga discussione fra tutti i soggetti interessati prima di prendere tali decisioni perché rivedere e razionalizzare la rete scolastica deve essere frutto di un progetto didattico e formativo con solide basi pedagogiche finalizzato a migliorare i risultati del sistema sul territorio»
Si contesta infine il fatto che l'assessore Ciaffone solo pochi giorni fa («non concedendoci neppure il tempo necessario per informare insegnanti, genitori, cittadini») ha informato dell'indizione di un'assemblea pubblica prevista per questa sera. Assemblea che dunque si annuncia molto calda.

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