Il Tirreno

Nasce il comitato pro tribunale

Alessandro De Gregorio
Alcune immmagini degli avvocati in assemblea nell’aula udienze del tribunale di Cecina
◗
Alcune immmagini degli avvocati in assemblea nell’aula udienze del tribunale di Cecina

Gli avvocati nominano una delegazione e annunciano battaglia

4 MINUTI DI LETTURA





 CECINA. Cecina terra di comitati. Ieri ne è (quasi) nato un altro, un po' particolare a dir la verità. Sarà formato da quattro avvocati, rappresenterà tutti e 130 i legali cecinesi. Dovrà servire da coordinamento, da gruppo di lavoro e da delegazione. Con un preciso obiettivo: salvare il tribunale di Cecina dai tagli indiscriminati come quelli che ha annunciato l'attuale governo. Un governo al capolinea, certo. Ma l'eventuale caduta di Berlusconi non tranquillizza: già in passato Cecina ha rischiato un taglio per mano di altri governi, di qualsiasi colore. E' stato ribadito anche questo ieri in tribunale da una cinquantina di avvocati riuniti in un'assemblea promossa dall'Associazione forense cecinese e dallo stesso Ordine, nella persona del segretario provinciale Paolo Cotza. Hanno partecipato il presidente provinciale Vito Vannucci e il rappresentante dell'Oua (Organizzazione unitaria dell'avvocatura) Claudio Stolfi.  Anche Vannucci ha detto che «la situazione politica è di incertezza assoluta ma il disegno di una diversa geografia giudiziaria parte da lontano, almeno dal 2006. La posizione del Consiglio nazionale forense e dell'Ordine non può essere di chiusura pregiudiziale verso la riforma. Il problema però sono i criteri. Non si possono toccare quelle sezioni di tribunale che, pur piccole, assicurano efficienza».  Quel che non ha potuto dire Vannucci, nella sua veste istituzionale, lo ha detto Stolfi nella veste Oua: «Siamo l'organismo politico dell'avvocatura ma non abbiamo mai avuto forza politica, a parte qualche collega che in Parlamento si è ricordato di noi. Noi parliamo ma le lobby che comandano sono Confindustria, le assicurazioni, le banche. Oggi il problema è il lavoro e come viene distribuito. Quanto alle sezioni a rischio, credo proprio che in Toscana la vittima sacrificale sarà Montepulciano. E poi in Toscana abbiamo solo una Corte d'appello mentre ad esempio in Sicilia ce ne sono tre».  Ancora più chiaro e diretto Fabrizio Spagnoli (presidente della camera penale di Livorno): «La nostra è una professione sotto attacco da parte di Confindustria e di una certa parte politica. Il punto però è un altro: dobbiamo far capire alla gente che non siamo qui per una parcella ma perché difendiamo diritti costituzionalmente garantiti. Non dobbiamo ragionare in termini di convenienza o di notifiche. Se crediamo che il nostro tribunale rappresenti un servizio per tutti i cittadini della Val di Cecina allora dobbiamo difenderlo a costo di sdraiarci qua fuori».  «Mi sono reso conto di aver smosso un vespaio - ha detto in precedenza Francesco Villani, l'avvocato e consigliere Pdl che sta facendo girare mozioni tra tutti i consigli comunali della zona - La prima battaglia che conducemmo in difesa dell'allora pretura di Cecina risale al 1989, quando chiusero Volterra. Cecina ha sempre funzionato, ha un bacino di 11 comuni, sopravvenienze del 107 per cento, un'ottima sinergia tra magistrati, avvocati e personale di cancelleria. Insomma i parametri fissati dal ministero ci sono tutti, tranne la distanza dal capoluogo. Ma non possiamo pagare solo per questioni geografiche. Cecina ha i numeri da far valere, numeri migliori persino di Livorno. E lo so che, quando qualcosa funziona in provincia, Livorno mal tollera...».  Una battuta al veleno che ha aperto una parentesi polemica, specialmente quando è stata ripresa da altri colleghi tra cui Loriano Ceccanti: «Se fossero soppresse tutte e tre le sezioni, a Livorno farebbe piacere. Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca».  Seccate le repliche di Vannucci e di Stolfi. Se siamo qui - hanno detto in sostanza - è proprio perché siamo tutti nella stessa barca.  Ancora Villani, stavolta sul giudice di pace: «Per il patto di stabilità e le finanze dissestate è impensabile che il Comune di Cecina, pur se consorziato con altri, possa farsi carico anche del giudice di pace. Non ci scordiamo che copre già diverse spese: questo tribunale è proprietà del Comune che paga anche la manutenzione. Allo Stato costano solo il personale e il telefono. E comunque non possiamo rimanere con le mani in mano e arrenderci. Non rientra nel mio carattere».  Nando Bartolomei ha insistito su un punto: «Bisogna sensibilizzare l'opinione pubblica, far capire che questa non è una battaglia corporativa ma in difesa degli interessi del cittadino. E siccome mi risulta che i numeri di questo tribunale sono estremamente favorevoli, tanto che in un convegno è stato detto che Cecina è al secondo posto in Italia dopo Biella, dobbiamo insistere. Ma la battaglia deve essere unitaria. Il comitato deve essere rappresentativo».  In questi giorni la decisione sui nomi. Saranno due avvocati dell'Associazione forense cecinese e due che non ne fanno parte. Dopodiché, come ha detto Paolo Barabino, «faremo veicolare i dati raccolti dal comitato sui tavoli del consiglio nazionale. A futura memoria per qualsiasi governo».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze