Il Tirreno

Si provano tutte per le case popolari

Marco Cacci
Si provano tutte per le case popolari

L'ultima: prendere la residenza a Cecina per entrare in graduatoria

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 CECINA. Se non ho possibilità di entrare in graduatoria, oppure se il mio Comune non costruisce alloggi popolari, non mi resta che prendere la residenza altrove, là dove l'edilizia residenziale pubblica offre ancora spazi liberi.  E così a Cecina, come abbiamo riscontrato parlando con svariate agenzie immobiliari, sono piovute anche da fuori città e addirittura da fuori provincia persone o nuclei familiari in cerca di un affitto che consentisse loro di accedere allo stato di residente.  Anche per questo la Regione sta pensando di correre ai ripari con una normativa ad hoc tesa ad arginare questo fenomeno.  Prende la residenza altrove è un'astuzia che, è bene ricordare, è spesso anche frutto di situazioni di disagio non indifferente, e che in qualche caso si concretizza in un "investimento" sui canoni per l'affitto di un appartamento, che consenta di mettere radici a Cecina, anche nell'ordine dei 700 euro al mese se non si trovano offerte più basse.  Un azzardo? Sono comunque cifre che la dicono lunga su quanto ci si possa spingere avanti, dando fondo a buona parte dei risparmi, per ottenere il tanto agognato alloggio.  Era dei primi mesi del 2010 la notizia che in Toscana, regione che bisogna riconoscere è sempre stata all'avanguardia sulle politiche abitative, sarebbero arrivati nel corso di alcuni anni 1.600 alloggi popolari; di cui 45 a Cecina (attualmente 26 sono in stato di costruzione avanzata, per 12 è stata bandita l'assegnazione dei lavori, mentre per altri sette che si trovano in zona Magona sarà presto indetto un bando di gara) che assieme a Livorno e qualche iniziativa a Castagneto è l'unica area in provincia dove si costruisce. In totale sono al momento occupati circa 310-315 alloggi e le persone in lista di attesa si aggirano nell'ordine di ulteriori 300.  Prima della fine dell'anno sarà comunque stilata una nuova graduatoria e ci si aspettano per quella data qualcosa come 400 domande in totale. Cifre che se da un lato lasciano intendere come non si possa trovare la luce in fondo al tunnel del problema dell'edilizia residenziale pubblica, dall'altro fanno anche riflettere sulle preoccupanti stime che riguardano il disagio sociale e che affliggono una fetta non così irrilevante, più in generale, della popolazione italiana.  L'assessore alle politiche sociali Lia Burgalassi però avverte: «Chi pensa di fare questo gioco sappia che la Regione sta pensando di revisionare la legge 96, istituendo criteri di accesso minimo, come ad esempio il limite di tre anni di residenza». E ammette: «Il fenomeno non è certo nuovo e limitato e si presenta in tutti i comuni in cui si realizzano alloggi. Noi non facciamo eccezione».  «Tuttavia - conclude l'assessore Burgalassi - vorrei anche sottolineare come trasferirsi in una zona lontano da casa, senza lavoro né alcun tipo di certezze, solo per riuscire a rientrare nella graduatoria, sia una vera e propria scommessa che non garantisce reali possibilità di ottenere un alloggio».

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