Il dolore
Jessica Munoz fu uccisa in casa sua durante una rapina organizzata proprio da una sua amica
Omicidio di Vada, chiesti due ergastoli
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Jessica MunozI pm: vent'anni per gli altri tre complici. Oggi le arringhe delle difese
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ROSIGNANO. Ergastolo per «Katia» e «Fernando», vent'anni di reclusione per gli altri tre complici. I pubblici ministeri Luca Masini e Paola Rizzo ieri hanno depositato le richieste di pena al giudice dell'udienza preliminare Beatrice Dani. Si sta dunque concludendo il processo per l'omicidio di Jessica Karina Labezzaris Munoz, l'ecuadoregna di 35 anni trovata morta il 14 luglio 2010 in un appartamento di via Gobetti a Vada, dove si prostituiva con i nomi d'arte di Jennifer e Tari. Pene severe, il massimo considerando che si sta procedendo con il giudizio abbreviato, rito che consente lo sconto di un terzo. La differenza tra «Katia», «Fernando» e gli altri è dovuta al ruolo che, secondo gli accertamenti, i due hanno avuto nell'omicidio. Lei quello di «ideatrice, istigratrice, basista e organizzatrice della rapina», «animata da sentimenti di gelosia e vendetta» nei confronti della vittima; lui quello di vero esecutore materiale dell'omicidio. E di «duro». E dunque: ergastolo per l'equadoregna Judit Dolores Viejo Enriquez (36 anni, in arte Katia) e per il brasiliano Fernando Gomes Da Silva detto «Fernando» (32). Vent'anni di reclusione per gli altri tre brasiliani Riberio Diogo Carvalhais (25, fidanzato di Judit Dolores «Katia»), Rodrigo Romagnoli detto «Palla di fuoco» (36) e Franquece Marcelino Ferreira detto «Frank» (35). Anche Diogo è considerato uno dei due esecutori materiali dell'omicidio, ma a differenza di Fernando Gomes ha beneficiato di alcune attenuanti: in particolare per il contributo fornito sia nel corso delle indagini che in aula, durante gli interrogatori. Tutti e cinque sono imputati per omicidio e rapina aggravati in concorso, oltre che di altri reati minori. Il delitto avvenne in un residence di via Gobetti. La mattina Jessica uscì per fare delle commissioni a Marina di Cecina. Poi rincasò. Il gruppo dei sudamericani giunti da Torino era lì ad attenderla. Era stata Katia a organizzare la trappola insieme al fidanzato Diogo e agli amici di lui. Volevano rapinarla, convinti che la ragazza nascondesse trentamila euro. In casa invece ce n'erano solo seimila, nelle valigie preparate la sera prima dalla ragazza che avrebbe dovuto trasferirsi a Marina di Massa. Jessica fu aggredita sul pianerottolo. Le fu infilato uno straccio in bocca, fu ammanettata ai polsi e alle caviglie con fascette da elettricista. Lottò e provò a gridare, ma le legarono un pezzo di tenda attorno alla bocca. Jessica morì dopo una lunga agonia, come confermò l'autopsia. Il cadavere fu scoperto alle 23,30 da un'amica, dimessa dall'ospedale dove era andata ad abortire. In pochi giorni la polizia arrestò tutti e cinque gli imputati: Katia a Follonica, Fernando e Diogo a Torino, Palla di fuoco a Cuneo, Frank in Olanda. Diogo alla penultima udienza disse di aver «chiamato Frank per un lavoretto ma si pensava solo di fare un colpo, un furto o una rapinao». E accusò Fernando Gomes: «Quando sono salito in casa lui era lì e Jessica era già legata, viva o morta non lo so». Anche Katia, ex coinquilina della vittima (aveva lavorato con Jessica a Marina di Grosseto) si è sempre difesa dicendo di aver voluto prendere i soldi della vittima e di aver fornito informazioni al fidanzato al quale telefonò avvertendolo quando Jessica rimase da sola in quell'appartamento. Ma i pm le contestarono altre affermazioni contenute in intercettazioni ambientali (avevano piazzato le cimici sul furgone della polizia penitenziaria). Gli altri, anche nelle richieste di pena, hanno mantenuto ruoli non esecutivi per quanto riguarda l'omicidio. Come Frank, accusato tra le altre cose di aver reclutato e istruito sia Fernando che Romagnoli e di aver acquistato insieme al primo un pacco di 100 fascette da elettricista. O come Palla di fuoco, che ammise di aver accompagnato gli altri da Torino ma di aver avuto soltanto il ruolo di autista. Oggi sono previste le arringhe degli avvocati. Poi, forse la prossima settimana, la sentenza. Nel frattempo la zia e la sorella della vittima, costituite parte civile, hanno chiesto provvisionali da 100mila euro.
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