Finanza
Nei guai anche il testimone
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Unaula del tribunale di Livorno «Non ricordo». E il pm lo denuncia in aula per reticenza
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DONORATICO. Nuova udienza a Livorno del processo ad Alessio Fedele, il benzinaio di 23 anni di Donoratico accusato di spaccio di droga: e dopo il caso analogo avvenuto in un'udienza precedente, il pm ha chiesto la trasmissione degli atti per denunciare un testimone. L'udienza si è svolta davanti al giudice Giovanni Zucconi, pubblica accusa rappresentata dal pm Luca Masini e difesa affidata all'avvocato Marco Talini; ed è stata caratterizzata come le precedenti da vivaci scambi dialettici tra accusa e difesa. Il pm ha chiesto di inserire nel fascicolo del processo un'integrazione di indagine, che ha preso in esame i tabulati dei cellulari in uso a Fedele, partendo da diversi mesi prima dell'1 luglio di quest'anno, quando il giovane venne arrestato dai carabinieri che trovarono in casa sua 10 dosi di cocaina. Richiesta cui si è opposta la difesa, ma che è stata accolta dal tribunale. A quel punto è stato sentito il tenente dei carabinieri Marco Crescenzi, che ha parlato di questi contatti telefonici tra il Fedele e altri giovani i quali, secondo l'accusa, avevano avuto a che fare con questioni di droga, e con un muratore albanese, Gazmed Burgu, che a suo tempo ha patteggiato una pena per essere stato trovato con della cocaina. La difesa ha contestato le modalità con le quali era stata redatta l'indagine, tanto che si dovranno risentire alcuni carabinieri, in particolare su un incontro tra Burgu e Fedele al distributure di quest'ultimo. Poi è stata la volta di un amico di Fedele, Francesco Zavattiero, che ha spiegato di aver telefonato spesso a Fedele in quanto si frequentavano regolarmente. Ma il pm ha incalzato il testimone, che alla fine ha detto di non ricordare molti particolari sui quali si era appuntata l'attenzione dell'accusa, tanto che alla fine il pm ha chiesto al tribunale di trasmettere gli atti alla procura per denunciare Zavattiero per reticenza.
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