Il dolore
La via crucis dei vigili del fuoco
Alessandro De Gregorio
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A destra con la croce Antonio Brizzi (segretario generale del sindacato autonomo Conapo) e la staffetta di vigili del fuoco appena arrivata a Cecina davanti alla caserma del Paratino Pompieri in marcia verso Roma, ieri la tappa Livorno-Cecina
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CECINA. Hanno portato la loro croce da Livorno a Cecina. Stamani ripartiranno per la prossima tappa. I vigili del fuoco sono determinati in questa clamorosa protesta: vogliono arrivare a Roma per chiedere «attenzione e rispetto per il nostro lavoro, lo stesso trattamento che lo Stato riserva agli altri corpi». Portavoce e promotore di questa singolare via crucis il segretario generale del sindacato autonomo Conapo, Antonio Brizzi, barba e baffi più stile d'Artagnan che Gesù Cristo. Brizzi ieri ha guidato la staffetta che alle 16 ha raggiunto la caserma di via del Paratino. Dieci pompieri si sono incamminati alle 8,30 dalla sede di Livorno, hanno percorso il Romito e la vecchia Aurelia. Lungo la strada curiosi e automobilisti che, dice Brizzi, «non si sono lamentati per le code ma anzi ci hanno incitato a proseguire. La gente è dalla nostra parte, ha capito. Qualcuno dal finestrino ci ha anche suggerito di dirgliene quattro al ministro Brunetta». A Cecina si sono riposati. Stamani riprenderanno il normale servizio mentre altri dieci, croce in spalla e Brizzi in testa, alle 8,30 si metteranno in marcia per coprire l'ultimo tratto della provincia livornese e arrivare a Follonica. Partiti il 12 di questo mese da Aulla (Massa Carrara), un pezzo di strada alla volta i pompieri puntano a percorrere 450 chilometri e arrivare il 12 ottobre a Roma, per farsi sentire sia in Vaticano che in Parlamento. La croce, spiegano in un volantino, «simbolo universale del sacrificio di cui Santa Barbara nostra protettrice ne suggella la devozione, è intimamente connaturata all'essenza del corpo nazionale dei vigili del fuoco i cui uomini e donne, nella loro opera di soccorso, ne incarnano quotidianamente il sacrificio e la solidarietà. Questo nostro cammino vuole risvegliare l'attenzione dei cittadini e delle istituzioni sulla situazione ormai non più sostenibile in cui versa il corpo dei vigili del fuoco. I continui tagli che negli anni si sono succeduti hanno debilitato pesantemente la capacità di intervento dei vigili del fuoco, tanto che la realtà che vivono i comandi provinciali è vicina al collasso. Tagli nelle risorse per la manutenzione di mezzi e sedi, per l'acquisto di carburanti e attrezzature, per la formazione, nonché il continuo ricorso al precariato con la creazione di nuovi e prossimi disoccupati invece di assumere. Stipendi da 1.300 euro ai quali si sommano le spese per l'assegnazione a sedi lontane da quelle di residenza con tempi di rientro di 5-6 anni, straordinari non pagati per anni, spingono gran parte delle nostre famiglie verso la soglia della povertà. I pompieri da sempre non si tirano indietro innanzi ai sacrifici, ma a tutto c'è un limite e quel limite da tempo è stato passato». Brizzi lo ribadisce anche nel documento inviato a tutti, da Napolitano in giù: «I vigili del fuoco non ne possono più della perenne disattenzione politica che viene loro dimostrata, solo belle parole, medaglie ed elogi nel momento in cui questo Corpo salva la faccia dei governi e dei politici, risollevando situazioni drammatiche alle gravi calamità e incidenti accaduti, cui non seguono fatti e attenzioni politiche concrete. Vediamo ora se questo governo e questa maggioranza parlamentare vorranno crocifiggere anche il corpo nazionale dei vigili del fuoco o dimostrarne il rispetto». Le rivendicazioni sono 21. Brizzi ribadisce le quattro fondamentali: «Prima di tutto basta con gli sprechi, compreso il denaro che spetterebbe ai vigili del fuoco e invece viene assegnato alla protezione civile. E a proposito, no all'accorpamento: accorpare 27mila pompieri con 16mila cittadini significherebbe affossare definitivamente i primi. Secondo: equiparazione economica e normativa con le altre forze armate e di polizia. Terzo: chiediamo l'assunzione di almeno tremila degli attuali quattromila volontari utilizzando le risorse destinate alla retribuzione del lavoro precario. E infine: chiediamo la nomina di un numero di prefetti provenienti dai dirigenti del corpo nazionale vigili del fuoco in modo da avere, come nella polizia, un unico capo vigile del fuoco».
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