Il Tirreno

Enti locali. I progetti di fusione di oggi non sono una vera novità

1860: quando Bibbona voleva l'unione per dare origine al Fitto di Cecina

Il vecchio edificio che ospitava il Comune di Bibbona
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Il vecchio edificio che ospitava il Comune di Bibbona

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 BIBBONA. Unione dei comuni: 150 anni dopo la storia si ripete. Nel 1860, mentre Giuseppe Garibaldi stava radunando i Mille, i comuni collinari della Bassa Val di Cecina pensavano già ad una loro unione. All'epoca esistevano il Distretto di Rosignano, che comprendeva le comunità di Guardistallo, Bibbona, Castellina Marittima, Riparbella, Montescudaio e Casale e il Distretto di Campiglia, comprensivo di Castagneto, Monteverdi, Sassetta, Suvereto e Piombino.  La popolazione del primo distretto contava circa 19 abitanti, mentre Campiglia soltanto 14,225. Nel maggio 1860 quattro comunità del distretto di Rosignano, ovvero, Casale, Bibbona, Montescudaio e Guardistallo manifestarono la volontà di unirsi insieme alla comunità di Castagneto (distretto di Campiglia) formando come unico capoluogo Fitto di Cecina, località allora comoda e centrale anche perchè di li a poco si sarebbe costruita la Ferrovia Maremmana. Il Fitto di Cecina, nella futuristica idea dell'epoca, avrebbe ospitato tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione, gli uffici giudiziari e politici.  Il problema più importante per l'epoca era la perdita per il Distretto di Rosignano delle quattro comunità e quindi si pensò bene di concedere alle comunità di Santa Luce e Orciano, precedentemente sotto il Distretto di Lari, e del piccolo comunello del Gabbro (sottratto al comune di Collesalvetti) la possibilità di accorparsi al Distretto di Rosignano.  In realtà sia Santa Luce che Orciano sono molto più vicini a Rosignano che a Lari e le loro Preture, gli Uffici del Censo e le Cancellerie si trovavano già in territorio rosignanese. In questo modo il comune di Lari non avrebbe perso troppi abitanti (circa 23,000) e Rosignano avrebbe contato circa 14.500 anime. A quei tempi regnava Vittorio Emanuele e Bettino Ricasoli, il barone di ferro della destra storica protagonista dell'annessione della Toscana al neo nato Regno d'Italia (17 marzo 1861) era il presidente del Consiglio dei Ministri. I tempi sono cambiati ma c'è qualcosa che accomuna i due eventi: un idea all'avanguardia per i tempi in cui fu proposta finì nel dimenticatoio istituzionale proprio come oggi quando, dopo averlo sbandierato ai quattro venti, si accantona un progetto che sembrava (almeno sulla carta) realizzabile. M.G.N.

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