Finanza
«Ecco la mia idea di morte»
Chiara Castaldi
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A sinistra Marisa Burattini 75 anni È la prima iscritta al testamento biologico del ComuneParla la prima iscritta al bio-testamento
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CASTIGLIONCELLO. «Sono io la prima iscritta nel registro comunale del bio-testamento». Lo ha dichiarato pubblicamente Marisa Burattini venerdì pomeriggio, nel corso della presentazione del nuovo strumento messo a disposizione da un paio di mesi dagli uffici comunali. Lo ha detto davanti al pubblico, agli amministratori e a Mina Welby, che si batte contro l'accanimento terapeutico, dalla quale ha ottenuto parole di stima. Marisa Burattini, 72 anni portati splendidamente, è una donna attiva e vivace. È originaria di Ancona, ha vissuto molto tempo a Bologna, e da circa 20 anni vive a Rosignano, dove è molto conosciuta, per la simpatia e la dinamicità, ma anche per avere pubblicato molti libri di poesia e narrativa per i quali ha anche ottenuto diversi riconoscimenti. Ci ha raccontato le motivazioni personali che l'hanno portata a questa scelta, spiegandoci anche perché tutti dovrebbero farla. E aggiunge: «Sono stata io a sollecitare il Comune a istituire il registro, spinta anche dai tanti fatti di cronaca che leggevo sui giornali e da iniziative simili come quella della Fondazione Veronesi. Tanto che una volta entrato in vigore - sostiene - sono stati loro a chiamarmi per l'iscrizione, avvenuta il 26 luglio scorso. Ho sempre pensato - spiega Burattini - di non voler sopravvivere in condizioni vegetative o comunque tali da rendere inutile qualsiasi cura. Poi le esperienze che purtroppo ho vissuto mi hanno convinta ancora di più. Mi riferisco alla nota vicenda della malattia del mio ex marito Luigi Schenoni, che ho accudito fino alla morte nel 2006». Originario di Bologna, Schenoni è stato un importante traduttore, noto soprattutto per l'adattamento in italiano del Finnegans Wake, il criptico poema di James Joyce. «Nel 1999-2000 - spiega Burattini - lo colpì una neuropatia mielinica criptogenetica, patologia origine sconosciuta che colpisce il midollo spinale, riducendo progressivamente le capacità fisiche e psichiche. Contemporaneamente ho dovuto assistere anche mio fratello, morto nel 2009, che in seguito a un ictus non è stato più autosufficiente, peggiorando progressivamente. Insomma, per dieci anni ho accudito due malati senza speranze di cura, che giorno dopo giorno peggioravano e soffrivano sempre di è più». Burattini prosegue. «Sapevo che loro non avrebbero voluto finire i loro giorni in quelle condizioni, ma non essendoci niente di scritto, non mi sono voluta prendere una responsabilità così grossa. È anche per questo - afferma - che ognuno di noi dovrebbe iscriversi nel registro. Uno, per non lasciare una responsabilità così importante a quelli che restano. Due per rispetto di sé stessi. Tre per essere più sereni. Nessuno vuole pensare alla morte, ma è sciocco non farlo, oggi ci siamo domani non lo sappiamo. A me personalmente sapere cosa ne sarà di me dà serenità». Oltre alle disposizioni che, in sostanza, negano l'accanimento terapeutico, nel modulo predisposto dal Comune c'è anche la possibilità di scegliere o negare, la cerimonia religiosa, la donazione degli organi, l'utilizzo del corpo per scopi scientifici, la cremazione e il luogo della dispersione delle ceneri.
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