Il Tirreno

Basta col fantasma del terminal gas è ora di guardare ai progetti "green"

Alessio Giacopelli (ambientalista)

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 Il comitato degli arancioni ha usato tutti i mezzi a sua disposizione per interloquire con i "decisori" e le varie autorità maturando le ragioni del no, mentre costoro anziché discutere sulle criticità denunciate, tornano a riproporre il solito ritornello di sempre: non c'è sviluppo senza industria, ecc, ecc, addirittura arrivando a chiedere agli arancioni "alternative" al rigassificatore.  Il comitato non può e non deve sostituirsi a nessuno, tantomeno a chi traduce le idee in progetti. Tuttavia di recente il portavoce Menconi non ha mancato di "indicare" alcuni esempi di aziende che approdano a soluzioni innovative, compatibili e fattibili. Addirittura sembrerebbe quasi un paradosso pensare che l'etilene, che tiene in scacco la zona di Vada, anziché sottoderivato del petrolio lo si potesse ottenere anche da processi biologici, vedi Total, per il bioetilene attraverso la disidratazione di etanolo da mais e da altri vegetali. Concretamente il bio-etilene da risorse rinnovabili permetterebbe la produzione con meno energia e meno emissioni di CO2. Punto centrale critico del progetto Edison è l'alto rischio ignorato nella Via a causa della doppia tubazione criogenica di 3,5 km e i maxi serbatoi criogenici fuori terra da 160.000 mc ciascuno per il gnl e quello da 20.000 mc d'etilene a poche centinaia di metri da Polveroni.  Una cosa giusta però tutti l'hanno scritta: sì è perso troppo tempo su questo progetto, ormai privo di futuro e sulle false scommesse legate all'energia. Lo stesso sottosegretario Saglia riconosce che l'Italia avrà al massimo 4-5 rigassificatori nel 2020, ovvero Olt Livorno in arrivo, il raddoppio a Panigaglia-La Spezia, è quello di Porto Viro già in funzione. Ne resterebbero perciò solo due tra gli iter conclusi di Porto Empedocle, Porto Recanati, Gioia Tauro, Priolo, Brindisi, Monfalcone, Falconara e altri ancora.  Insomma, invece di arroccarsi con "il fantasma" del rigassificatore Edison, sarebbe opportuno avviare subito discussioni su soluzioni intelligenti e fattibili, come i progetti "green" descritti prima o investire, ad esempio, nella ricerca sull'idrogeno a celle combustibili da fotovoltaico.  Infine, come tanti cittadini interessati al futuro, attendo curioso l'esito dello studio commissionato dal Comune al Sant'Anna e verificare così se golf e terme sono davvero lampi nel buio e sperare che storia, cultura e ambiente naturale, produzioni di qualità, e ospitalità finalmente siano ritenute requisiti essenziali e valide risorse.  In questo impasse, occorre favorire investimenti compatibili, specie quelli del recupero e del riuso, in modo da contribuire a rallentare i processi di degradazione strutturale.

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