Il Tirreno

Archeologi senza vitto e alloggio e sito trascurato

Chiara Castaldi
Archeologi senza vitto e alloggio e sito trascurato

L'area archeologica di San Gaetano, nononostante le continue campagne di scavi, è dimenticata dalla proprietà

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VADA. Quei gioielli in uno scrigno sempre più abbandonato: è l'area archeologica di San Gaetano, a Vada, che nononostante le continue campagne di scavi è dimenticata dalla proprietà. «Da due anni - rivela la direttrice del museo di Marittimo, Edina Regoli - le visite guidate si limitano al periodo di scavi, che si è ridotto a due settimane, mentre prima erano quattro».  

Sos abbandono.
La proprietà del terreno, cioè Solvay-Ineos, secondo Regoli «non fornisce più il vitto agli archeologi, mentre il Comune, che solitamente forniva l'alloggio, da quest'anno non è stato più in grado. Solvay ha provveduto al taglio dell'erba solo in coincidenza degli scavi e non prima. Motivo per il quale non si sono potute svolgere visite durante l'estate come accadeva fino a due stagioni fa».  

Si spostano gli scavi.
Una situazione che spinge la dirigenza degli scavi, (l'università di Pisa), ad ampliare le zone di indagine al di fuori dell'area finora interessata, fino al centro di Vada. Un'ipotesi ma che prende sempre più corpo: e stavolta si parla addirittura di arrivare fino al centro del paese. Lo ha annunciato la condirettrice degli scavi Simonetta Menchelli in occasione dell'incontro di ieri mattina per la presentazione dei risultati della campagna scavi di quest'anno che si concluderà domani. «Vorremmo fare un'indagine geoelettrica - dichiara - nella zona che va dai parcheggi a lato dell'area di San Gaetano fino a piazza Garibaldi: il costo sarebbe di 25mila euro. Si tratta di un intervento non invasivo, fatto con strumentazioni apposite, in grado di rilevare la presenza o meno di costruzioni sotterranee.. Una volta appurata la presenza, si procederebbe agli scavi, ovviamente nelle aree non edificate». 

Le nuove scoperte. Gli scavi di quest'anno, diretti da Menchelli con la collega Marinella Pasquinucci, hanno interessato tre aree: due delle quali già oggetto di indagini in anni passati, mentre una mai scavata prima d'ora. Quest'ultima è una porzione di circa 40 mq (scavata per circa 1 metro in profondità), della zona retrostante le piccole terme «adibita - spiega il responsabile di cantiere Paolo Sangriso - a struttura di servizio, quindi a deposito legna, pezzi di ricambio e dove passavano anche gli scarichi». Le altre aree sono, una l'ingresso degli "horrea", vale a dire i magazzini, e l'altra un edificio «probabilmente - afferma Sangriso - templare». In entrambi i casi si tratta delle fondamenta. In tutti e tre i siti, «risalenti - come spiega il responsabile del cantiere - al periodo fra il I e il II secolo d.C., sono venute alla luce diverse centinaia di reperti: parti di laterizi, marmo, chiodi, frammenti di bicchieri e tessere di mosaico colorati. Tutti i reperti portati al Museo di Marittimo».

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