Finanza
IL CASO
Daniele Meucci
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ROSIGNANO. «Non abbiamo paura di andare anche in piazza, non accettiamo che si mettano alla berlina dei professonisti». Queste le parole del coordinatore di zona Cgil Ugo Tarchi che risponde a Patrizio Loprete, presidente della Crom, sul caso degli «stipendi d'oro» di due direttori di farmacie comunali. La Cgil, tramite anche il segretario provinciale della funzione pubblica Marco Menicucci e il capo della segreteria Luigi Mastellone, punta il dito contro i possibili tagli che erano stati auspicati da Loprete per risanare i conti societsari, lanciando anche una proposta. «In riferimento alle dichiarazioni del presidente della Crom - dice Tarchi - e il problema dei bilanci, riteniamo opportuna una analisi approfondita. Ci sono due società in zona che gestiscono le farmacie: la Crom, per i comuni di Rosignano, Castellina e Montescudaio, e l'Azienda farmaceutica cecinese, che vive una situazione completamente differente dalla prima, visto che presenta un bilancio in attivo. In un momento come questo, in cui la razionalizzazione porta a tagli importanti sia per la politica che per le municipalizzate, non si può pensare di tagliare i lavoratori». Il segretario provinciale Menicucci afferma che le cifre che sono apparse nei giorni scorsi non sono reali: quei due dipendenti guadagnano qualcosa meno di 3000 euro netti al mese. «Quando venne creata la Crom, ci venne chiesto di portare questi due dirigenti comunali, che sono a tutti gli effetti dei medici farmacisti, all'interno della società. Noi abbiamo fatto la nostra parte come sindacato, difendendo i diritti dei lavoratori. Evidentemente qualcuno ha fatto male i conti, non possono pensare di trasferire i loro errori su queste persone. In più la Crom ha avuto altri costi, di certo non imputabili alla Cgil. Inoltre l'anno scorso la Crom ha cominciato a gestire i servizi cimiteriali: non va bene che siano avvicinati alle farmacie, poiché sono completamente differenti dal punto di vista legislativo. La strada da seguire è l'affidamento ad altre società». Ecco allora che arriva la proposta di Tarchi: unire le due aziende che gestiscono le farmacie. «Ci vuole una unica azienda gestione di tutte le farmacie dei 10 comuni: in questo modo non si avrebbero sovrapposizioni di CdA, creandone uno sono risparmiando diversi soldi, si andrebbe a ridurre il problema di acquisto di farmaci e si andrebbe a gestire un solo magazzino. Di questo le amministrazioni comunali sono già state informate in modo informale, auspicando l'apertura di un confronto».
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