Italia
Quel mangiadischi della nonna lo porta dritto a San Francisco
Ilaria Bonuccelli
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SAN FRANCISCO. Il colore del mangiadischi non se lo ricorda. Gli piace pensare che fosse vivace, come usava quando era bambino. Un ricordo nitido, però, Fabrizio Corona ce l'ha: è nonna Mafalda che gli regala il mangiadischi. Il gioco preferito. Quello che lo porta dritto a San Francisco, all'Opera house, il teatro lirico più prestigioso degli Stati Uniti, insieme al Metropolitan di New York. Assistente del Maestro del coro per tre anni, con debutto immediato in Turandot e Heart of a soldier, l'opera commissionata dall'Opera house per celebrare il decimo anniversario dell'attacco terroristico alle Torri gemelle. Da Rosignano alla California, è un viaggio lungo. Anche per un musicista come Corona, omonimia ingombrante, portata a spasso con leggerezza in vari teatri: Torre del Lago, Catania, Siena, Stoccarda, Montecarlo. E oggi in America, dove il "vero" Corona è lui, il musicista toscano che ha imparato a leggere le note prima delle lettere. Che ha scoperto la lirica a Torre del Lago, in una edizione lontana del festival Pucciniano, con i grandi nomi del canto e del teatro: Giuseppe Di Stefano, Nicola Martinucci, Ghena Dimitrova, Giacomini, Giovanna Casolla, Lucetta Bizzi. Le generazioni della grande opera italiana. Nel 1991, Fabrizio Corona ancora non lo sa, ma sarà proprio l'esperienza di Torre del Lago quella della svolta. Degli incontri del destino: con un altro livornese, Stefano Visconti, e con un versiliese, Nicola Luisotti, giovane maestro accompagnatore destinato a diventare il direttore musicale dell'Opera di San Francisco. Il passaporto americano per Fabrizio Corona. «La mia passione per la musica - racconta Corona - nasce con un mangiadischi, il regalo di nonna Mafalda. Non me ne separavo mai. I miei genitori se ne accorsero e, pur senza farmi pressioni, decisero di farmi prendere qualche lezione di pianoforte. Ero piccolo, non andavo ancora a scuola. La mia famiglia si era appena trasferita da Roma, per seguire mio padre che lavorava alla Solvay. Così mi sono avvicinato alla musica e non me ne sono mai più allontanato». Niente lo fa demordere. Neppure le lezioni con un'insegnante severa come Dina De Lucchi, un'istituzione musicale a Rosignano. «Non mi posso immaginare che cosa succederebbe oggi se i bambini che studiano pianoforte si trovassero di fronte un'insegnante con una personalità così forte. Mi ricordo che all'inizio noi avevamo soggezione di questa maestra, ma oggi riconosco che proprio quegli anni sono stati importanti per la mia formazione». Per gli studi all'Università popolare e poi al conservatorio Cherubini di Firenze, negli anni immediatamente precedenti al diploma in pianoforte. «Dopo il diploma - prosegue Corona - ho iniziato a collaborare con Liliana Poli, una delle più grandi interpreti della musica del Novecento, per la classe di musica vocale. Era il mio debutto, in un certo senso, ma l'occasione che era destinata a cambiarmi la vita sarebbe stata un'altra. Fu la mia esperienza al festival Pucciniano, dove ho conosciuto i maestri con i quali ho poi collaborato. Uno su tutti, Nicola Luisotti». Nel 1991 il cartellone di Torre del Lago è importante: Turandot con la Dimitrova e Martinucci e la regia di Sylvano Bussotti; il Tabarro con la Casolla e Giacomini; Le Villi con Lucetta Bizzi e la voce narrante di Giuseppe Di Stefano; Madama Butterfly con la regia di Renzo Giacchieri. «L'esperienza - conferma Corona - fu davvero elettrizzante. E soprattutto si rivelò importante per i giovani musicisti che conobbi. Nicola Luisotti, infatti. Mi chiamò a fargli da assistente quando diventò maestro del coro al teatro Bellini di Catania, dove io sono rimasto per 7 anni. Anche quando Luisotti se ne andò per intraprendere la carriera di direttore d'orchestra. Anni dopo, poi, è stato un altro professionista conosciuto a Torre del Lago, Stefano Visconti, a volermi come assistente quando è diventato maestro del coro al teatro di Montecarlo di Monaco. Proprio con questo incarico ho ripreso a tempo pieno la carriera in teatro che per un certo periodo ho portato avanti insieme all'insegnamento a Siena». E proprio a Montecarlo, Luisotti va a cercare Corona: come direttore musicale all'Opera di San Francisco vuole un assistente del coro che conosca bene il repertorio italiano, che sia preparato e abbia esperienza. Corona ha tutti questi requisiti. «L'ingaggio - racconta il musicista di Rosignano - non è stato immediato. Si sono dovute creare le condizioni giuste per il contratto. All'inizio dell'estate, l'occasione si è presentata e io sono partito». Per i primi 3 anni da assistente. Con l'obiettivo di diventare Maestro del coro. In America, magari.
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