Proteste
LA PROTESTA
Alarico Visigoti
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Il pronto soccorso dell’ospedale di Cecina6 MINUTI DI LETTURA
Quel gesto incivile di chi rompe una fontana Si rimane piacevolmente sorpresi quando un paese accoglie con un pensiero semplice ma essenziale, chiunque arrivi o passi per la via. In questo caso Castagneto Carducci ha avuto la civiltà di potenziare le storiche fontane che forniscono la cosa più essenziale e più bella di cui chiunque ha bisogno: l'acqua. Angoli di paradiso, allietati da fontane di acqua fresca e pulita, in cui ci si può fermare, riposare, guardarsi intorno e rifocillarsi. Uomini e animali. Ci sembrava stupenda l'idea della ciotola legata alle fontane di Castagneto perché anche i nostri animali potessero dissetarsi con i padroni! Purtroppo il gusto scellerato per il vandalismo, per l'inciviltà trionfante ha raggiunto anche questo piccolo paese accogliente e così, non si sa come né perché, "Qualcuno" ha deciso di rompere la fontana di Via Marconi e portare via la relativa ciotola. Vandali? Incivili? Insofferenti? Qualcuno ha borbottato passando: "chi se ne frega se chi arriva assetato non può più bere! Vada a casa sua!". Il che si commenta da sé... Cecilia Trinci CASTAGNETO Strada di Casavecchia gimkana fra le buche La strada comunale di Casavecchia collega numerose abitazioni e aziende locali con il paese di Castagneto Carducci; essa permette a un centinaio di famiglie di raggiungere le proprie case, a molti lavoratori agricoli di arrivare ai vari poderi e ai turisti di soggiornare presso gli agriturismi presenti. Si tratta di una strada, a mio avviso, di interesse paesaggistico e anche storico, infatti lungo il percorso è presente un vecchio lavatoio, che fu restaurato tre anni fa da residenti e volontari provenienti da varie parti d'Europa; proseguendo si trova anche una casa che aveva annesso un mulino idraulico per la macina dei semi. Il tracciato che oggi conosciamo fu reso possibile con l'attuazione del "programma Fanfani" che finanziò la realizzazione di molte strade adibite al trasporto di carri e bestiame. Questa conservò per molti anni la caratteristica di strada sterrata. Solo nel 1990 grazie a un progetto pubblico Provinciale fu asfaltata, migliorando così la viabilità. Ad oggi percorrendola si ha più l'idea di una strada adatta ad una gimkana con buche e crateri nell'asfalto, che per venti anni non ha visto alcuna manutenzione. Negli ultimi dieci anni sono incrementati i nuclei abitativi e produttivi e la strada ha sopportato il transitare di mezzi pesanti (caterpillar per la preparazione dei vigneti, camion per il trasporto di legname e mezzi per il restauro di case); la situazione del manto stradale si è aggravata anche per le continue rotture delle tubazioni dell'acquedotto. L'ufficio tecnico, dopo alcuni sopralluoghi, è intervenuto installando un divieto di transito ai mezzi pesanti, chiedendo un indennizzo alle aziende e alle famiglie di venti mila euro per ripristinare alcuni tratti. Si può dire che è stata posta qualche toppa, ma già in poco tempo siamo tornati a scansare le buche rischiando di rompere una gomma o di cadere nei fossi. Mi sono rivolto alle autorità comunali per far presente la situazione disagiata di chi vive e lavora in questa campagna sollecitando un intervento. Sono trascorsi due anni dall'incontro avuto con il Sindaco che rispondeva che si sarebbe interessato per risolvere la situazione. È seguita una raccolta di firme, una petizione in Consiglio, un'istanza presentata al difensore civico ed un esposto al Prefetto. L'unica risposta avuta è stata mancanza di disponibilità economiche. Desidero ricordare che i residenti di questo comprensorio hanno pagato e continuano a pagare soldi che vanno nelle casse comunali. L'impegno che il sindaco avrebbe in seguito preso sarebbe stato di tamponare alcuni tratti per il mese di Giugno. Desidero ancora una volta sollecitare il sindaco a prendere in considerazione questo problema per giungere ad una rapida soluzione. Francesco Stecca BUONA SANITA' Il pronto soccorso che funziona la notte Sono tra quelli che amano criticare il malgoverno di quanto è pubblico in Italia. Quando mi sono sentito male a Baratti, vicino a Piombino, l'altra sera, mi sono trovato, per la prima volta utente e non contribuente del sistema sanitario italiano. I miei amici mi hanno portato di volata, dolorante, all'ospedale, quello di Cecina. Al pronto soccorso, sono stato immediatamente accolto, di notte, infilato in un letto in una sala di osservazione pulita, silenziosa, illuminata con discrezione, protetta da tende tra altri tre o quattro letti. Il medico di guardia ed il personale del pronto soccorso mi hanno aggredito professionalmente, prima con domande su dove come quando mi ero sentito male, poi se sapevo dov'ero. Per scherzare, volevo rispondere "a Frittole" il Paese di Benigni nel film "Non ci resta che piangere", ma ho optato per "Cecina", che li ha rassicurati. Subito mi hanno testato, intubato, con richieste formulate con correttezza e precisione, spiegandone via via la ragione e importanza, "all'americana". Il terzo giorno sono stato messo in un reparto di degenza - camera doppia con bagno - il tutto moderno, pulito e comodo, anche se architettonicamente zoppicante, dove sono rimasto dieci giorni, per essere poi spedito in un centro di rieducazione specializzato. Il personale è stato eccezionale: cortese, preciso, sorridente, volenteroso e professionalmente preparato. I colori di questo primo piano, l'interfaccia tra paziente e struttura, diventano più brillanti quando contrastano con lo sfondo burocraticamente barocco, dove affiorano delle passwords del tipo "dirigenti", "regolamento", "assicurazioni", che aprono tante cartelle opache. Anche il gergo amministrativo, quale "Presidio Ospedaliero", mi fa pensare ad un film del tipo Arrivano in nostri. La qualità del servizio si appoggia molto sulla perizia del personale ad usare il buonsenso piuttosto che il regolamento, e di lavorare con dedizione, nonostante i tagli di budget, le paghe magre e gli orari pesanti. Vedo i nomi dei titoli di coda, medici, infermieri, personale di supporto, volontari della Croce Rossa. Persone dedicate come Parrini, Masotti, Ristori, Scotto, Ubaldi, Pampana, Michela, Marina, Tiziana, Francesco, Francesca, Marta, Letizia, Ilaria, Maura, Maurizio... Grazie a loro mi sono riconciliato coll'ambiente sanitario Italiano, e li ringrazio. Michele Michahelles CASTIGLIONCELLO Gli incendi? Un attacco alla macchia mediterranea Con molta tristezza ma anche stupore ho visto che anche la macchia mediterranea incontaminata e cioè la terra dei Macchiaioli, ha preso fuoco. A Castiglioncello, c'è una vasta zona incenerita. Due per l'esattezza, una più piccola. A giugno hanno incendiato la vegetazione lungo la strada delle Spianate. Questo è un attacco alla macchia mediterranea? Smettiamo di dare a questi criminali il nomignolo di piromani, come se fossero dei malati che poveretti non sanno quello che fanno. I piromani veri ossia i maniaci degli incendi non selezionanao esclusivamente i boschi, in estate e con il vento a favore. Stranamente, questi piromani incendiano esclusivamente i boschi e specialmente quelli che prendono fuoco più facilmente. Ricordo che c'è una legge che dice dove un bosco viene incendiato, in quel posto non si può far nulla se non la bonifica ossia salvare il salvabile. Non si può fare nulla! Pertanto, se il sottoscritto, andando a Castigliocello, vede che in quella zona appaiono o qualche paletto per un vigneto, una piantina di olivo, una baracchina o solchi di aratro, denuncerò immediatamente il fatto alla forestale con cui mi sono già messo in contatto e che ho già avvertito.
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