Finanza
Tra commozione, rabbia e domande senza risposta
Floriano Pagliara
3 MINUTI DI LETTURA
NEW YORK. Il nostro concittadino Floriano Pagliara domenica ha partecipato, a New York, alle celebrazioni per i dieci anni dall'attentato alle Torri gemelle. Abbiamo chiesto al campione di pugilato un resoconto della cerimonia. Ci ha mandato questo pezzo, intenso e toccante. In una lower Manhattan chiusa al traffico e blindata a dovere per i rischi attentato l'unico mezzo per arrivare alle celebrazione era con i propri piedi. Ogni linea della metropolitana dichiarava il "last stop" appena toccavamo un certo raggio intorno alla zona centrale di ground zero. Il traffico era chiuso con dei posti di blocco sempre più fitti e centinaia di unità delle forze dell'ordine. Strade transennate filtravano il cordone umano che cercava di recarsi al memorial. L'accesso era strettamente riservato ai parenti delle vittime e alle più illustri cariche dello Stato: il presidente Barak Obama, George W.Bush, Ilary Clinton e il sindaco Bloomberg anche se alla cerimonia non sono volute mancare celebrità dello sport come la squadra di baseball dei Nets o il mondo musicale come Paul Simon che ha cantato una stupenda versione del Sound of silence per tutte le vittime dell'11 settembre. Era il World Trade center, il centro dell'economia mondiale che si presentava al mondo con due imponenti torri che "grattavano" il cielo. In tutto il loro splendore davano il benvenuto a chi passando dall'Atlantico arrivava da altri continenti pieno di speranze diretto in quella che ancora oggi, per tanti, è la terra promessa. Poi un giorno, quel giorno, sul cuore dell'America è calato lo zero totale. Oggi quelle torri non ci sono più e al posto dei crateri che hanno lasciato sono state posizionate due bellissime cascate che mostrano un manto di acqua limpidissima a scomparsa dedicate a tutte le anime delle vittime. Oggi il cielo sopra le cascate non è più vuoto, riempito dal suono degli altoparlanti. I microfoni fanno parlare i parenti delle vittime, uno ad uno vengono pronunciati in ordine alfabetico tutti i nomi di chi ha perso la vita in quel giorno. Ci sono volute quasi quattro ore per pronunciare tutti i nomi scritti sulle piastre in bronzo piazzate intorno alle cascate. Per ogni nome un pianto. La cerimonia si interrompe solo saltuariamente, quando lascia ancora spazio al silenzio perché tutti i maxi schermi indicano un orario: le 9.59 am, l'ora esatta del crollo della torre sud. Un silenzio terribile che ti fa pensare alle immagini viste e riviste in tv. Hai l'impressione di poter ancora sentire il calore delle fiamme, il frastuono delle sirene, le urla della gente. Ancora un silenzio, ancora una terribile ora: gli orologi indicano le 10.28 am, crolla anche la torre nord. Sai che ti trovi nell'esatto punto dove dieci anni prima, in quell'esatto momento, hanno perso la vita quasi tremila persone. Ti viene spontaneo un esame di coscienza e ti domandi solo una cosa: ma come è stato possibile? Perché? Fra l'incredulità e il dispiacere fa capolino anche un po' di rabbia e i primi sintomi di crampi allo stomaco consigliano che è l'ora di allontanarsi. Appena fuori dal Wtc one ci sono circa duecento manifestanti che a gran voce imprecano contro le istituzioni americane. «Mio fratello quel giorno è morto e voi oggi pronunciate il suo nome - dice un uomo - ma non potete, perché ancora non ci avete detto la verità su quello che è successo, dite il suo nome ma ancora non gli avete fatto giustizia! Diteci la verità, di chi è la colpa?». E ancora più forte ti domandi come sia stato possibile. Solo verso la sera il tramonto ci regala un spettacolo che riporta un senso di pace interiore. Il buio risalta le luci dei due potentissimi fari che sono stati piazzati al posto delle torri e che, tracciando un getto di luce dal basso verso il cielo, danno di nuovo vita alle torri gemelle e a tutte le sue anime. Riposate in pace.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
