La manifestazione
Il Rappo d'oro parla straniero
Alessandro De Gregorio
◗
Una veduta del Rappo doro, complesso turistico alle porte di Montescudaio I nuovi proprietari dell'Avatar sono un tedesco e due polacchi
3 MINUTI DI LETTURA
MONTESCUDAIO. Sono un tedesco e due polacchi gli investitori della società anonima lussemburghese che si è aggiudicata all'asta il mega residence Rappo d'oro. Non c'è alcun legame tra la Avatar holding S.A. (questo il nome completo della società) e la Avatar Spa, accostamento che aveva fatto sobbalzare parecchi (compreso il sindaco) viste le vissitudini giudiziarie di Guareschi & C. L'avvocato. A fare chiarezza è l'avvocato Federico Federici, il legale che ha assistito gli acquirenti accompagnandoli anche all'ultima udienza in tribunale a Livorno, dove la Avatar holding S.a. con un'offerta di due milioni e ottocentomila euro ha battuto la concorrenza della Bi Gest (1,9 milioni) aggiudicandosi il complesso turistico alle porte di Montescudaio. Già versati 210mila euro della cauzione, i nuovi proprietari si sono impegnati con il curatore Francesco Carpano a saldare il conto entro 90 giorni. «Investitori puri». «I soci della Avatar holding S.a. sono investitori puri - dice l'avvocato Federici - che si sono innamorati della nostra zona e hanno deciso di investire qui. Vogliono rimettere in piedi tutte le attività del Rappo d'oro. Quando verrà perfezionato il contratto potremo entrare nei dettagli, adesso è ancora prematuro. Diciamo che è una bella occasione per tanti: per il residence stesso e per l'indotto. Alcune attività del complesso turistico potrebbero essere affidate a terzi e non è escluso che i soci dell'Avatar decidano di fare altri investimenti sempre in questa zona». Tante Avatar. La Avatar holding societé anonyme risulta immatricolata a Lussemburgo il 28 ottobre 2010. Registrata allo stesso indirizzo di place de la Gare 26 c'è anche una Avatar holding S.a., immatricolata però qualche mese prima (il 7 gennaio 2010). Potrebbe essere semplicemente una società operativa con altre mansioni. Anche questo verrà chiarito a suo tempo, dice l'avvocato che in ogni caso esclude collegamenti sia con la Avatar Spa dell'emiliano Rodolfo Marusi Guareschi, il teorico della Repubblica della Terra, che con la Avatar S.a. di tale Max Bauer, immatricolata lo stesso giorno (12 gennaio 2010) in cui il Rappo d'oro andò all'asta per la prima volta. «Sono società assolutamente diverse da quella che rappresento - dice l'avvocato Federici - e anche la questione del nome è una semplice coincidenza, a quanto ne so il figlio di uno dei soci è appassionato del film di James Cameron». Aspettando il prezzo giusto. Mentre la Pegaso Srl falliva e il Rappo d'oro finiva all'asta, la Avatar holding è stata alla finestra a guardare. Per un anno e mezzo. Normale, per chi bazzica le aste fallimentari. Alla prima udienza del 12 gennaio 2010 il complesso turistico era stato messo in vendita a poco meno di cinque milioni di euro (4,7). L'asta andò deserta e così pure le successive. Alla quinta udienza (lo scorso giovedì 1 settembre) il prezzo base era sceso a 1,9. Il regolamento prevedeva che si sarebbe aggiudicato il bene chi, prima di quella data, avesse presentato in busta l'offerta più alta. Se poi si fossero manifestati in aula altri concorrenti, sarebbe scattata la gara. Ed è andata così. Stavolta l'offerta in busta c'era, quella della Bi Gest srl (legata al gruppo Bini Viaggi). A quel punto è venuta fuori la Avatar ed è partita la gara, vinta dai «lussemburghesi» per 2,8 milioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
