Attenzione
Benedetti al comitato: «Ok per alcune proposte, incontriamoci. Ma la politica resti fuori»
E ora un tavolo sull'ospedale
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In alto il sindaco Benedetti e una sala del pronto soccorsoIl sindaco e lo striscione vietato. «Con la Targa non c'entrava niente»
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CECINA. Amareggiato per la polemica che si è innescata, ma deciso a difendere la decisione presa. «La Targa è una manifestazione folcloristica e tale deve restare. Nessun divieto di manifestare, ci mancherebbe. Ma non abbiamo ritenuto opportuno inserire iniziative all'interno della sfilata, qualunque esse siano». Stefano Benedetti torna sulla vicenda dello striscione negato, che ha suscitato proteste e polemiche. Spiega il perché della scelta e lancia un invito al comitato pro-ospedale: «Lasciamo da parte le questioni che dividono. E lavoriamo insieme nell'interesse dei cittadini». E si dice pronto ad un nuovo incontro con i promotori del comitato. Tenendo - ribadisce - la politica al di fuori. Sindaco, partiamo dallo striscione. Perché vietarlo? «Spieghiamo come è andata. E' arrivata la richiesta di far sfilare lo striscione all'interno della Targa. Ho chiamato il presidente della Targa e, insieme, abbiamo ritenuto opportuno tenere fuori qualsiasi iniziativa dalla manifestazione che è sempre stata e deve restare una manifestazione di folclore. In alternativa sono stato io a proporre al comitato di posizionare lo striscione e i banchetti all'ingresso della Targa dove tutti i cittadini potevano passano e possono fermarsi». Il comitato ha risposto: siamo indignati... «Sono amareggiato per questa polemica. Ma mi mette qualche dubbio, che ho espresso al comitato, che al di là dell'onestà intellettuale di alcuni membri a partire da don Reno che rispetto come prete e come uomo, che lo stesso comitato parli troppo spesso con la voce di esponenti di forze politiche di opposizione». Però sono state raccolte migliaia di firme, anche di cittadini che non hanno colore politico. E' preoccupato? «No, le firme non mi preoccupano. Semmai direi che lo stato di preoccupazione del comitato e dei cittadini è, in parte, anche il nostro. Ma ci sono alcune questioni del comitato che non condivo. Quali? «Innanzi tutto si parte da un giudizio totalmente negativo della sanità toscana e quella locale. Non sono d'accordo. Pur con delle criticità, la nostra resta la migliore sanità del Paese. Poi si continua a parlare di chiusura dell'ospedale quando anche l'assessore regionale ha più volte sostenuto il contrario. Vanno riconosciuti alcuni importanti interventi fatti: la nuova sub intensiva, il pronto soccorso, l'acquisto della risonanza e quello prossimo della tac, la quarta sala operatoria, la riabilitazione». Poi ci sono i problemi della cardiologia, le liste d'attesa, la questione del laboratorio analisi. Ce ne pensa? «C'è una situazione complessiva di preoccupazione, lo ripeto, che è giustificata e deriva dall'incertezza economica coi tagli alle risorse, anche alla sanità. E incertezza nella programmazione. Siamo in attesa del nuovo piano sociosanitario regionale che ci consentirà di capire come verrà riorganizzata la rete ospedaliera anche in funzione del nuovo ospedale. E servono un nuovo contratto di servizi e un nuovo Pal (piano attuativo locale)» Però il riassetto per intensità di cure ha innegabilmente prodotto alcuni problemi, no? «E' una riorganizzazione che è in corso e deve essere verificata, con particolare attenzione alla cardiologia e al problema delle liste d'attesa che, così come sono per alcuni esami, restano inaccettabili. Ho proposto, e non da ora, una verifica ad un anno da questa riorganizzazione. In questo percorso di verifica che chiediamo con forza a Regione ed Asl è importante che ci sia un coinvolgimento dei cittadini e del comitato. Invito quindi il comitato a tralasciare gli aspetti che ci dividono. Sono disponibile ad un nuovo incontro partendo dagli aspetti che ci uniscono, vale a dire la difesa dei servizi sanitari del nostro ospedale».
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