Il Tirreno

Da Casa vecchia all'Elba

Maria Meini
Filippo Pellegrini davanti al vigneto di “Casa vecchia” sulla collina di Castagneto Carducci
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Filippo Pellegrini davanti al vigneto di “Casa vecchia” sulla collina di Castagneto Carducci

L'azienda Pellegrini è sbarcata nella patria dell'Aleatico

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Se davvero Castagneto e Bibbona si uniranno in un unico Comune, sotto le insegne e il nome di Bolgheri - secondo i desiderata del sindaco Fabio Tinti - loro, i "Pellegrini boys", saranno i primi iscritti nel registro della nuova anagrafe. Mamma bolgherese, babbo di Bibbona, l'azienda vinicola equamente divisa tra i due terreni confinanti (il vigneto storico di Casa vecchia sulla collina che sovrasta Castagneto Carducci, la sede di Aia vecchia, il nome dell'azienda, nella piana bibbonese) i Pellegrini hanno il cuore e la testa già alla futura (o prossima) unione.  Tre generazioni. La loro è una delle "piccole" aziende della Doc Bolgheri cresciute a fianco delle grandi. Fino a segnare traguardi importanti. I suoi vini hanno ottenuto riconoscimenti internazionali, come il Decanter award per il Sor Ugo, il Bolgheri superiore, a cui si affianca il Lagone, un Igt toscana rosso coprodotto tra Bolgheri e Bibbona (in piccola parte), "il nostro biglietto da visita" come lo definisce Filippo Pellegrini, che gestisce l'azienda insieme al fratello Alessandro e al nipote Elia, 22 anni.  L'ultimo rampollo di casa ha lasciato da pochi mesi il calcio professionistico (ha militato nel Livorno e nel Crema) per dedicarsi all'attività di famiglia.  Siamo infatti già alla terza generazione: la prima è rappresentata dal padre Alfredo, 72 anni, che dopo un lungo e fortunato "apprendistato" nel mercato del vino ha esordito nella produzione acquistando il vigneto di Casa vecchia. Il commercio ce l'hanno nel sangue i Pellegrini: la nonna Adelasia (detta "nonna santa") gestiva il più vecchio negozio di Bibbona, un emporio che ora ospita la sede del Pd. Ride Alfredo, che sta scrivendo un libro di memorie. «Pensare che il mio babbo era fascista...»  Casa vecchia. Erano i primi anni Novanta. Il terreno di proprietà di Mario Venanti, castagnetano, era da sempre utilizzato a pascolo. Pellegrini opzionò la compravendita con 50 milioni di vecchie lire. Venti ettari vista mare, di cui ora 14 a vigneto, con merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc e una piccola parte di petit verdot. Intorno il bosco. Un piccolo paradiso che vale oro.  Vino e turismo. Dall'acquisto di quel terreno sono passati quasi vent'anni. E da allora sono cambiate molte cose.  Il primo enologo, il famoso Tibor Gàl (già enologo di Ornellaia gestione Antinori) è morto prematuramente in un incidente stradale. «Per noi era uno di famiglia, un parente», lo ricorda Filippo Pellegrini. È stato lui la mente dell'azienda, che ha guidato la famiglia all'acquisto di altri terreni a Bibbona, a Fonteblanda in Maremma, dove viene prodotto il Vermentino, a Magliano e all'Elba, dove nasce un grande aleatico Doc. Ora l'azienda è seguita dall'enologo Nicola Scottini, di Rovereto, da 15 anni in Toscana (prima a Pitigliano poi a Bolgheri). La vendita si concentra (85%) all'estero, soprattutto Usa, Sizzera, Inghilterra, nord Europa e Giappone.  Ma il vino non è il solo business dei Pellegrini, che hanno anche un ramo immobiliare. Nella campagna di Bibbona sono proprietari di una quindicina di appartamenti che affittano ai turisti tramite un tour operator dedicato, e tre ville. Sempre ad uso turistico. Turismo di fascia alta: i frequentatori sono soprattutto stranieri, olandesi, russi, austriaci e svizzeri.  Un ottimo traino, dicono, per il settore enologico.

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