Il dolore
Benedetti: mancano 700mila euro
Rino Bucci
«Con l'Ici congelata cinque milioni di entrate non bastano più»
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CECINA. Cinque milioni di euro l'anno che non bastano più a rispondere alle esigenze del territorio. Dal 2008, anno in cui con la legge 93 il governo Berlusconi ha cancellato l'Ici sulla prima casa, il gettito in entrata nelle casse comunali è praticamente congelato. Nel giro di tre anni c'è stato un incremento delle risorse poco superiore ai 300mila euro. Si è passati dai 4 milioni e 800 del 2008 ai 5 milioni e 100mila euro dell'anno scorso. L'aumento, spiegano da palazzo civico, è dovuto al controllo sull'evasione fiscale e alla costruzione di nuovi - pochi - fabbricati. Confrontando i dati, si nota anche come siano diminuite negli ultimi due anni le risorse garantite dai proprietari di prime case che non godono dell'esenzione (ville, castelli, palazzi d'importanza storica). In un biennio si sono persi 10mila euro. Mentre le aree fabbricabili dai 307mila euro del 2008 sono passate ai 370mila del 2010, garantendo 63mila euro in più al Comune. Il blocco. Il gettito è bloccato da tre anni perché poco dopo l'approvazione della norma, con il decreto ministeriale del 23 agosto 2008, il governo ha definito i criteri per la «determinazione e attribuzione delle risorse compensative ai Comuni a causa della minore imposta sugli immobili». Un passo dovuto visto che alle amministrazioni sono venuti a mancare i pagamenti dei titolari di una prima abitazione. Secondo il decreto legge però, «l'efficienza della riscossione è determinata dalla media triennale risultante dall'importo dell'Ici riscosso sia in conto competenza che in conto residui nel triennio 2004-2006». Quindi, le amministrazioni vengono rimborsate del reddito in base alla media delle entrate calcolate due anni prima dell'abolizione. «Il problema è che l'Ici era un'imposta dinamica - spiega il sindaco Stefano Benedetti - che negli anni cresceva, con l'aumento della popolazione, la costruzione di nuove case, l'acquisto di secondi immobili. Ora col blocco la situazione si fa più difficile, anche perché i Comuni hanno costi di mantenimento (arredo urbano, spazi verdi, illuminazione) in costante ascesa». In sintesi, più passa il tempo più è difficile tirare avanti con queste risorse. L'ammanco. Come ha spiegato lo stesso sindaco nell'incontro pubblico alla Festa democratica, «nel 2011 si assiste a un taglio consistente dei trasferimenti erariali legati all'applicazione della normativa sul federalismo fiscale. Per il Comune di Cecina questo comporta una riduzione dei trasferimenti pari a 737mila euro». Ma a spaventare oggi è la cosiddetta manovra-bis, quella varata dal governo sotto Ferragosto e che punta al raggiungimento del pareggio di bilancio per il 2013. «Per il prossimo anno - conclude il sindaco- avevamo calcolato un altro ammanco nelle casse comunali sui 400mila euro. Ma con la nuova manovra la cifra è destinata a salire. Per fortuna un po' da tutte le amministrazioni italiane si sono levate critiche. Speriamo di far tornare il governo sui suoi passi, altrimenti saremo costretti a diventare esattori e alzare le imposte per recuperare le risorse che ci vengono a mancare».
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