Il Tirreno

La Regione chiede quattro milioni di euro: nasce il comitato «Trielina, no grazie»

Inquinamento di Poggio Gagliardo «Paghino i responsabili, non noi»

Rino Bucci
Poggio Gagliardo, i lavori per il centro commerciale
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Poggio Gagliardo, i lavori per il centro commerciale

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 MONTESCUDAIO. «Domani (oggi, ndr) consegneremo l'atto costitutivo e le firme a chi di dovere». Nasce il comitato "Trielina, no grazie". A parlare è Jury Trusendi, residente della zona di Poggio Gagliardo e referente di un nuovo gruppo che riunisce una trentina di cittadini. «Ci siamo costituiti in modo spontaneo - spiega Trusendi - per denunciare la drammatica situazione di inquinamento da trielina (tce) e percloro etilene (pce) in cui versano aria, acqua e sottosuolo di parte dei comuni di Cecina e Montescudaio».  Nonostante la vicenda sia nota da quasi un decennio il gruppo è stato costituito solo di recente. «Il comitato nasce in seguito alla ultime iniziative della Regione - spiega Trusendi - dopo l'approvazione del progetto definitivo di bonifica. Il conto di tale operazione, qualora non venisse riconosciuto nelle sedi giudiziarie il colpevole, per quanto previsto dalla normativa ambientale verrà addossato a tutti i proprietari dei terreni inquinati, anche se estranei alla situazione. Si è creato uno scenario paradossale in cui chi ha subìto il danno rischia di dover pagare anche il conto. Abbiamo costituito il comitato per dare una sveglia a chi di dovere».  Il conto, appunto. La Regione nel quadro economico per tutta la bonifica dell'area ha stimato una spesa di 4 milioni e 70mila euro. In realtà gli interventi sono già stati eseguiti, l'acqua e il suolo monitorati. Ancora sul posto ci sono gli impianti che pompano l'aria dal sottosuolo. Chi paga? Ora, la Regione.  La terra malata. Era il maggio del 2004, quando il Comune di Cecina emise un'ordinanza con la quale vietava l'uso dell'acqua per scopi idropotabili in tutta l'area est della ferrovia. Una misura precauzionale a causa di livelli anomali di tre sostanze: tetracloruro, etilene e trielina. Intanto, anche il Noe dei Carabinieri svolgeva le sue indagini puntando su Poggio Gagliardo e sulle attività che avevano esercitato nella zona: la Conceria Massini (chiusa nel 1996) e l'ex lavanderia La Rapida (chiusa nei primi anni Ottanta). Società che facevano uso di alcune delle sostanze trovate nel terreno. Fino, sempre nel maggio 2004, all'avviso di garanzia all'ex titolare della Conceria e i sigilli al terreno.  Il processo. Il processo a carico di Roberto Massini e del figlio Giacomo (rinviati a giudizio nel 2008) è iniziato nell'ottobre del 2009. Il capo d'imputazione è «avvelenamento di acque destinate all'alimentazione». Un'accusa che la famiglia Massini - difesa dall'avvocato Enrico Marinai - ha sempre respinto al mittente. Indicando come possibili fonti d'inquinamento altre attività che insistevano nella zona. La prossima udienza si terrà il 20 ottobre e prima dell'anno potrebbe arrivare anche la sentenza.  Nel processo la Regione si è costituita parte civile per gli oneri derivati dalle operazioni di spurgo e bonifica dei pozzi.  La bonifica. La Regione ha messo in piedi un progetto di bonifica basato sulla costruzione di un impianto di bonifica basato su due tecnologie: Soil vapour extraction (estrazione di vapore) e Pump& treat, pompaggio e trattamento dei gas. Il progetto preliminare è stato approvato in conferenza dei servizi nel dicembre 2006. Intanto la ErreEmme, società riconducibile alla famiglia Massini, otteneva nel 2007 il permesso a costruire un centro commerciale nell'area dell ex conceria dal Comune di Montescudaio.  Chi paga? Ecco la paura dei cittadini, il timore che ha spinto la nascita di un comitato "Trielina no grazie". La Regione ha speso quattro milioni di euro per la bonifica di Poggio Gagliardo. C'è un processo non concluso dal quale non è detto che esca il colpevole dell'inquinamento (e poi ci sono altri due gradi di giudizio). Nello stesso processo la Regione è parte civile: chiede il risarcimento per la bonifica. «Ma se il responsabile non venisse individuato - conclude Trusendi - non è, come già ci hanno fatto capire nella conferenza dei servizi in cui è stato approvato il piano definitivo di bonifica, che a pagare saranno i proprietari dei terreni di Poggio Gagliardo? Oltre al danno sarebbe la beffa».

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