Il Tirreno

Ticket e burocrazia, ma quale semplificazione?

Alessandra Bernardeschi
Ticket e burocrazia, ma quale semplificazione?

In coda al laboratorio di analisi: e meno male che c'è l'infermiera...

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Nell'Italia della semplificazione e sburocratizzazione, per effettuare un esame medico di routine - prima di recarsi agli ambulatori dell'ospedale o del distretto - i cittadini dovranno, in ordine: telefonare al proprio commercialista per sapere il loro reddito familiare e, se ci riescono, capire se è più vantaggioso eseguire l'Isee; imparare a memoria il codice fiscale o comunque, non dimenticarsi la tessera a casa; portare la tessera sanitaria a seguito e occhiali da vista se rientrano in quell'età dove la suddetta inizia a fare cilecca. Infine, conteggiare almeno un'oretta di tempo da trascorrere negli ambulatori e, non sarebbe male, avere un qualche titolo di studio per capire come riempire l'autocertificazione o pagare il ticket attraverso l'apposita macchinetta più comunemente conosciuta come "totem" onde evitare file di ore al Cup. 

L'odissea inizia alle 8,20 di mattina al distretto sanitario di Rosignano Solvay. Bene essere precisi: tutti gli operatori sanitari del settore si dimostrano competenti ma, soprattutto, molto pazienti con i cittadini confusi, che chiedono informazioni ad ogni camice bianco a portata di mano. Con la richiesta del medico attendiamo nella prima stanza (ambulatorio numero uno) dove non bisogna assolutamente dimenticarsi, come al supermercato, di prendere il numero. In attesa solo due persone, il che fa ben sperare. Una volta entrati nell'ambulatorio, l'addetta fornisce il foglio dell'autocertificazione.

Nelle righe, ovviamente in stampato minuscolo, il paziente deve riportare i dati anagrafici, l'indirizzo di residenza, il codice fiscale, la data del giorno. Il tutto va ripetuto due volte. Poi ecco il dilemma: sbarrare la fascia di reddito. Qualcuno, in attesa, confessa che per non sbagliare, dato che il commercialista è in ferie, ha posto la crocetta su un reddito più alto, «almeno non ci sono problemi con eventuali controlli». 

Fogli alla mano, si esce dall'ambulatorio per andare a pagare il ticket dovuto (non è più possibile pagare al momento del ritiro delle risposte delle analisi). Proibitivo fare la fila al Cup (alle 8,35 siamo già oltre il numero 40) dove agli sportelli gli addetti stanno spiegando ai cittadini-pazienti, con tanto di richieste in mano, le nuove procedure. Sembra di essere ad uno sportello dell'Inps o del patronato: è tutto uno sviscerare numeri, cifre, redditi, eventuali esenzioni, in barba alla privacy. Attorno alcune persone sedute sulle poltroncine. Sulle loro facce sono dipinte espressioni di rassegnazione e disappunto per la nuova situazione. Meglio allora invertire la marcia e provare a pagare attraverso il totem. Anche qui le regole non sono chiare e gli italiani, si sa, di fronte alle macchine imperturbabili ed ai meccanicismi estremi, si bloccano.  Per fortuna un'infermiera, con pazienza e rigore, insegna la procedura. 

Ma il tour non è finito. Una volta pagato, via di nuovo a far la fila davanti ad un'altra parte: l'ambulatorio numero due dove, finalmente, tutto viene consegnato, i fogli ritirati e allegati all'autocertificazione. Si esce dopo quaranta minuti esatti dall'entrata. E, vista la fila che nel frattempo si è formata davanti al primo ambulatorio, siamo fortunati. Ma è facile immaginare il disorientamento che debbono provare in questi giorni le persone anziane, la pazienza degli operatori sanitari, la fretta di chi lavora e deve perdere almeno un'ora di tempo, oltre la metà del quale, solo per procedure burocratiche. Se questa è semplificazione.

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